I tre “plus” che hanno trasformato il Milan in una squadra d’attacco

Il rischio di un eccesso di compiacimento, ultimamente lo stiamo correndo. È brutto da dirsi, ma il tifoso rossonero ormai non è più abituato a filotti da cinque vittorie e due pareggi e considerando il calendario, lo stupore è ancora più grande.

Tuttavia nulla capita per caso, e pur tenendo ben presente le condizioni particolari nella quali si sta giocando questo campionato, ci sono aspetti oggettivi che val la pena analizzare. In primis la resistenza atletica; la squadra nei secondi tempi è in costante crescita di rendimento e “comanda” le partite grazie ad una forma fisica superiore alle avversarie. Questo Diavolo differisce da quello del recente passato per atteggiamento, non è più organizzato, basso e attendista come lo è stato prettamente con Gattuso, ma è compatto, alto e aggressivo.

Questa combinazione di elementi porta al secondo fattore di crescita, ovvero sia la convinzione. La squadra accetta di prendersi qualche rischio, pressando in fiducia già con gli attaccanti i portatori di palla, esponendosi agli uno contro uno. Con coraggio accetta di difendere con tanto campo dietro le spalle e nel complesso pur dovendo concedere qualcosa, con questo sistema crea e segna molto di più.

E last but not least, occorre fare una piccola considerazione; il Milan gioca a mente libera, senza la pressione di chissà quale obiettivo complicato da raggiungere, se non un posto per l’Europa League, target abbondantemente alla portata di questa rosa.

Nel complesso tutto questo genera partite dinamiche, aperte, su ritmi importanti nonostante sia luglio. Un calcio moderno e tutt’altro che apatico come in parte eravamo abituati a vedere. Merito di Pioli, dello staff e di chi l’ha seguito. A dispetto del blasone, le sfide con Bologna e Sassuolo diranno molto sulla nostra maturità. In tre giorni capiremo tanto. Questo torneo è un tritacarne.

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