“Non voglio essere il becchino del calcio italiano” disse il 19 aprile Gabriele Gravina, quando gli chiesero delle sorti del nostro pallone. Oggi esulta sulle colonne de La Stampa per la sua ripartenza. “Ci siamo complicati la vita da soli – ammette il numero uno della Figc – come spesso accade nel calcio ma siamo pronti a ripartire”. Una vittoria tutta sua, con i colleghi che non l’hanno supportato, anzi sono arrivati anche a diverbi: “Mi aspettavo maggiore collaborazione da parte di tutti. Ma appianeremo le divergenze con il presidente del Coni Giovanni Malagò, conosciamo i nostri ruoli”.
Ma manca uno step: “Solo quando i tifosi torneranno allo stadio sarà la vera normalità”. Anche se sulla tempistica degli spalti pieni è molto cauto: “Solo quando saremo in grado di garantire la sicurezza grazie al vaccino”. Però, mai dire mai per questa stagione: “Come altri settori dello spettacolo, cinema e teatri – conclude Gravina – siamo pronti a ripartire con le norme di distanziamento vigenti”.

