Giovanni Galli: «Franco Baresi era un leader ed un esempio. Da lui poche parole e tanti fatti»

All’indomani degli emozionanti funerali tenutisi ieri alla Basilica di Sant’Ambrogio, La Gazzetta dello Sport ha intervistato l’ex portiere Giovanni Galli, che ha raccontato del suo rapporto con Franco Baresi. Di seguito le dichiarazioni di Galli.

Le parole di Galli

«Conobbi Baresi proprio in azzurro, insieme vivemmo l’avventura del Mondiale nel 1982, pur senza scendere in campo. Sa, Franco ha avuto la sfortuna di emergere mentre c’era un certo Scirea, altrimenti avrebbe chiuso a più di 100 partite con l’Italia. Ma già da avversario, quando lui era ancora un ragazzino, avevo capito di che pasta era fatto. Quando arrivai al Milan ebbi modo di conoscere a fondo la persona Baresi. Un uomo eccezionale e un esempio per tutti: in quattro anni insieme avrà saltato sì e no tre allenamenti. Poi vabbè, parliamo di un giocatore fenomenale.

Franco non era alto o muscoloso. Anzi, era magrolino, quasi minuto. Eppure io non ho mai visto nessuno avere quella forza nelle gambe. Poi era un maestro nelle letture tattiche, caratteristica che gli ha permesso di dominare nel calcio di Sacchi. Noi venivamo da Liedholm, che utilizzava la tattica del fuorigioco sì, ma in modo statico. Arrigo, invece, voleva fossimo sempre aggressivi, dinamici. Difendevamo andando in avanti e Baresi si esaltò ancora di più. Fatti tanti, parole poche. Io non credo neppure che Baresi abbia voluto essere un leader, sono semmai gli altri che ne hanno riconosciuto il ruolo, anche attraverso gli sguardi e i silenzi.

Io custodisco gelosamente una foto. Barcellona 1989, abbiamo appena vinto la Coppa dei Campioni contro la Steaua. Il presidente della Uefa consegna il trofeo nelle braccia di Franco e io mi trovo lì, alle sue spalle. Mi viene spontaneo tirarlo su di peso proprio mentre lui solleva la Coppa al cielo. Uscì una foto di una purezza straordinaria. Riguardando quello scatto, vedo tutta la felicità del mondo negli occhi del Capitano. Lui che aveva sofferto tanto dentro e fuori dal campo, con e per il Milan, sacrificando un pezzo di carriera. Si meritava quella Coppa, perché dopo aver vissuto la Serie B aveva riportato il Diavolo dove deve stare, sopra tutto e tutti.

In realtà, mi diede ancora più soddisfazione lo scudetto del 1988, anche perché me ne avevano soffiato uno da sotto il naso qualche anno prima con la Fiorentina. Ma allora non c’era il palco con la premiazione come oggi. Così, quel pomeriggio a Como ce lo godemmo poco e fu un peccato, perché facemmo un campionato fantastico. Quella difesa aveva un Maldini appena maggiorenne e poi un Costacurta giovanissimo. Io da portiere dovevo fare un po’ da regista: urlavo, avvertivo del pericolo, davo indicazioni. E mi piaceva. Anche perché Franco era un grande leader, ma in un anno diceva al massimo tre parole eh.

Al funerale insieme a Giancarlo Antognoni? Le dico la verità: è stato lui a chiedermi se potessimo andare insieme, quando nella chat con i campioni del Mondo 1982 ha saputo che le esequie sarebbero state martedì. Mi ha fatto un piacere enorme, così come vedere il gonfalone della “mia” Fiorentina dietro all’altare in chiesa. Io non ho mai sentito da un rivale una brutta parola su Baresi. Calciatori come lui o Maldini non hanno difetti, non si possono criticare o attaccare in alcun modo. Per questo immagino che pure tanti tifosi di altre squadre abbiano pianto in questi giorni di lutto. Uso il pensiero di Maradona, con cui giocai poi a Napoli: “Giovanni, tu non sai quanto è difficile saltare Baresi”. E se lo diceva Diego…», conclude Galli.

Giovanni Galli - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Giovanni Galli – MilanPress, robe dell’altro diavolo
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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