Mario Gila sceglie una strada diversa. Nell’intervista dopo le firme al flagship store del Milan in via Dante racconta retroscena, idee e perfino i propri limiti. Un modo di comunicare sempre più raro, che si riflette nel concetto di leader difensivo mancante da affiancare a Gabbia e Pavlovic. Con il suo arrivo, il terzetto davanti a Maignan potrebbe considerarsi completato e pienamente in linea con le richieste del nuovo allenatore rossonero.
Gila svela tutto senza problemi
Il primo passaggio che colpisce riguarda il mercato. Lo spagnolo svela senza giri di parole che il Milan aveva puntato forte su di lui già in passato: «Allegri e Tare mi volevano, poi le cose sono andate diversamente. Mi ha chiamato Amorim convincendomi». Una frase che apre uno squarcio sulle dinamiche delle ultime settimane e restituisce il peso avuto dall’allenatore portoghese nella scelta finale.
Gila entra anche nel merito del calcio che vuole interpretare. Si definisce perfettamente in sintonia con le idee di Amorim, un tecnico che chiede ai difensori di vivere spesso situazioni di uno contro uno e con tanto campo alle spalle. Una situazione che per molti rappresenta un rischio, mentre per lui è uno stimolo: «Mi piace il suo calcio offensivo. A volte noi difensori ci troviamo in situazioni difficili da gestire, ma questo mi esalta». Una visione che sintetizza in un concetto preciso: «Il calcio sta andando nella direzione dell’aggressività».
Leader autocritico: «A volte mi piaccio troppo»
La parte più interessante arriva quando l’ex Lazio decide di parlare dei propri difetti. Anche qui Gila riconosce che, quando la partita gira dalla sua parte, tende ad acquisire troppa fiducia, fino a esagerare in qualche giocata. «Mi piaccio troppo e voglio fare troppo», ammette con una sincerità insolita per un calciatore di alto livello. È un aspetto che lega direttamente alla maturità e alla crescita mentale, elementi che considera indispensabili per raggiungere uno degli obiettivi più ambiziosi della sua carriera: conquistare stabilmente un posto nella Spagna recentemente campione del mondo.
Unione di gruppo e la fiducia del principale
Nel suo racconto emerge anche il lato umano del Milan. Gila parla di una vera e propria «famiglia», sottolineando il rapporto costruito fin dai primi giorni con compagni e staff. Cita Camarda, Gabbia e Bartesaghi come i giocatori con cui ha legato maggiormente e spiega di aver percepito fin da subito un ambiente unito, accomunato dalla volontà di riportare il club ai massimi livelli.
Altro retroscena che difficilmente sarebbe emerso in un’intervista più convenzionale: il primo incontro con Gerry Cardinale. Anche il proprietario di RedBird, racconta il difensore ex Real, gli ha trasmesso immediatamente la fiducia del club, accogliendolo personalmente a Milanello e facendogli percepire quanto fosse forte la volontà di puntare su di lui.


