Il 2020 è ormai alle spalle, largo al 21. E proprio all’insegna del 21 il Milan comincia questo nuovo anno, ma soprattutto prosegue una stagione per certi versi stupefacente. Perché 21 sono gli anni di alcuni tra i protagonisti di questa marcia che si spera possa rivelarsi trionfale.
DONNARUMMA E GABBIA
Entrambi nati nel 1999, ma con due storie profondamente diverse anche se legate dal filo rosso(nero) delle giovanili con il Diavolo. Quella di Gigio la conosciamo tutti bene. Quello che merita di essere sottolineato è che mai come in questo inizio campionato il portierone ha dimostrato continuità di prestazioni, lasciandosi alle spalle quelle “papere” che ogni tot sporcavano quanto di buono fatto, facendo ripartire le consuete polemiche sullo stipendio e mettendo in discussione la sua centralità nel progetto. Tutt’altra vicenda quella di Gabbia, salito “con i grandi” dopo l’ottimo mondiale U20 die due estati fa. Destinato come tanti al valzer dei Primavera in perstito, Matteo con la sua professionalità ha convinto Pioli ed ha superato nel corso del 2020 Duarte e Musacchio nelle gerarchie dei centrali. Nonostante lo scetticismo iniziale, ora è una certezza di questo Milan.

LEAO E HAUGE
Finalmente Leao, o quasi. Prescelto da Ibra per le sue qualità, con l’infortunio di Rebic si è imposto sulla sinistra a suon di strappi, gol e assist. Mattatore in quel 4-2 contro la Juventus lo scorso luglio; letteralmente devastante nel derby e contro la Roma; autore del gol più veloce della storia della Serie A poco più di due settimane. Detto così sembra tutto rose e fiori. Se non fosse che il giovane portoghese alterna queste grandi prestazioni a serate impalpabili. Quel “ciondolare” (come definito dal mister) in mezzo al campo rientra tra le poche cose senervanti di questo ultimo anno ricco di soddisfazioni. La continuità di rendimento è l’obiettivo da centrare, assolutamente.

Su Saelemaekers oramai c’è poco da aggiungere: il ragazzino belga ha stregato tutti con la sua applicazione e il sacrificio impiegato ad ogni partita, dall’inizio alla fine. Arrivato a fine gennaio tra lo scetticismo generale e le battute su un cognome non proprio semplice da scrivere, né pronunciare, Alexis è diventato una pedina fondamentale per lo scacchiere di Pioli. Inizialmente per l’equilibrio che garantiva – e garantisce tutt’ora – in un sistema di gioco tradizionalmente offensivo. Ora anche con i gol e le incursioni offensive. Tra le nuove promesse in casa rossonera, Saele è sicuramente quella più concreta.
E poi il “Golden Boy” di Norvegia, Hauge. Una storia da Libro Cuore. Quel gol a San Siro con la maglia del Bødo Glimt proprio contro il Milan. Il colpo di fulmine di Maldini e il conseguente approdo a Milano, dopo quattro giorni. Il suo impatto con il Diavolo è stato strabiliante: il dribbling a rintrare e tiro a giro è diventato il suo marchio di fabbrica, con il quale ha inflitto il colpo del ko a Celtic e Napoli, e non solo. Non bisogna chiedere troppo ora, ma le aspettative sono legittime.

DIAZ E DALOT
Il loro è un destino condizionato, forse non destinato a restare rossonero. Entrambi momentaneamente in prestito, senza promesse o vincoli di riscatto, hanno entrambi cominciato con il piede giusto. Soprattutto Diaz, che con il Crotone ha festeggiato con il gol l’esordio dal primo minuto. Gol, dribbling, assist: poi una parabola discendente che ha fatto un po’ ricredere chi aveva già criticato la scelta di non apporre l’obbligo di riscatto nell’operazione con il Real. Nelle ultime uscite infatti lo spagnolo di madre marocchina si è concentrato più su se stesso, incaponendosi in giocate personali e passando per il cosiddetto “veneziano”. Dopo un inizio col botto, in questo momento è scivolato in fondo alle gerarchie di Pioli per ciò che riguarda i trequartisti.


