È l’inverno del 2017 e in uno stadio da poco più di 10.000 posti si disputa il Sudamericano Under 20. In tribuna, decine di osservatori scrutano i talenti del futuro. La nazionale di casa incanta e su una fascia, come una freccia, corre instancabile un giovane laterale. Uno degli scout si gira: “Chi è il numero 6?” – “Pervis Estupiñán”, la risposta.
Quel giorno, tra i tanti addetti ai lavori, c’è anche Javi Recio, allora direttore sportivo del Maiorca. Riesce a parlare con il ragazzo e la sua famiglia subito dopo il match: “Gli raccontai il nostro progetto in cinque minuti. Mi ascoltava entusiasta, ma poi mi disse che aveva già un accordo col Watford”. Quel primo contatto, però, lasciò un segno. Le loro strade si sarebbero incrociate di nuovo, tre anni più tardi.
Il talento che correva più veloce del tempo
Recio ricorda con orgoglio – in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport – quel pomeriggio e il giocatore che ne venne fuori: “Mi colpì subito: fisico potente, ottima tecnica, e chiuse il torneo con quattro reti. Solo Lautaro Martínez fece meglio con cinque gol. Sono sicuro che in Serie A saprà farsi rispettare. Ha grande personalità e non teme la pressione”.
Ma è nella sua evoluzione che si è fatta la vera differenza: “In fase offensiva era già completo allora. In difesa, invece, ha fatto progressi enormi. Ha imparato disciplina e lettura tattica”.
Lacrime e promesse tra l’amore dei tifosi
A confermare la statura umana di Estupiñán è un altro episodio. Durante i festeggiamenti per la promozione con il Maiorca, Recio racconta: “Una settimana prima mi aveva chiesto di essere ceduto: lo cercava l’Osasuna. Poi, durante la festa, i tifosi iniziano a cantare il suo nome. Lui si blocca, mi abbraccia e si mette a piangere: ‘Come faccio ad andare via da questa gente?’, mi dice. Gli risposi di godersi il momento. Quel gesto mi è rimasto dentro”.
Dall’Osasuna al Villarreal
Dopo Maiorca, tocca a Braulio Vázquez, direttore tecnico dell’Osasuna, plasmare il terzino. “All’inizio era un disastro in fase difensiva”, ammette. “Lavorammo molto sul posizionamento. Quando lo cedemmo al Villarreal, chiamai Emery per raccontargli dei suoi progressi e per spingerlo a insistere su quegli aspetti. Due anni dopo era un altro giocatore”.
Un altro episodio lo racconta dopo una sconfitta contro la Real Sociedad: “Era inconsolabile. Gli dissi: ‘Dai, peggio di così non puoi fare’. Lui sembrava volesse mandarmi al diavolo, poi mi abbracciò. E da lì iniziò a cambiare davvero”.
Crescita costante, alimentata dalla determinazione
Sia Recio che Vázquez concordano sul salto di qualità compiuto dal terzino. “Il secondo anno all’Osasuna fu pazzesco. – ricorda Vázquez – Era imprendibile. Chiuse con 7-8 assist e si impose come miglior terzino del campionato”.
Recio aggiunge: “Quando arrivò a Maiorca, veniva da annate complicate tra Granada, Udinese e Watford. Mi chiese cosa vedevo in lui. Gli dissi: ‘Hai talento, ma se vuoi arrivare in alto devi crescere tatticamente’. E lo prese sul serio”.
Disciplina e velocità: le armi segrete di Estupinan
Estupiñán ha sempre curato ogni dettaglio. “Era fissato con la dieta. – ride Vázquez – Lo prendevo in giro perché non usciva mai a cena, dicevo che lo faceva per non pagare. Ma in realtà era molto rigoroso”.
Anche Lago Junior, suo grande amico ai tempi di Maiorca, lo ricorda così: “Lo chiamavamo Speedy, correva come un razzo. Mangiava sempre salmone e non sgarrava mai. L’ho sentito di recente: è carico, vuole spaccare tutto al Milan”.
Ora per Pervis si aprono le porte di San Siro, con un’eredità pesante da raccogliere: quella di Theo Hernandez. “Ai tifosi rossoneri dico di crederci. – conclude Recio – Estupiñán non è Theo, ma ha qualità vere. È maturo, è cresciuto, e sa cosa significa stare ad alti livelli. Se allenatori come Emery e De Zerbi lo adorano, un motivo c’è. È pronto per il grande salto”.


