Che al Milan le cose non vengono fatte con programmazione, coesione ed unità di intenti lo sapevamo, ma giorno dopo giorno ne abbiamo una conferma non richiesta e non necessaria che mette sempre di più in risalto un (non) gruppo di lavoro che dall’inizio della stagione ha sempre fatto delle scelte per poi sconfessarle e tornare indietro sui propri passi.
La questione direttore sportivo è l’ennesima non bella figura che la dirigenza rossonera mette in luce nell’ultimo periodo. Dapprima l’allenatore, con diversi profili scelti ed accarezzati da qualcuno per poi virare su quello scelto da un altro. Poi il mercato, quasi letteralmente sconfessato quello estivo nella sessione invernale. Aggiungiamoci infine anche il sostituto dell’allenatore il cui nome era stato fatto a inizio stagione – anzi, a fine della scorsa – ma poi messo da parte per ricomparire mesi dopo.
Furlani si “converte” alla scelta di Cardinale e Ibrahimovic, ma perché così tardi?
Ed eccoci arrivati alla querelle attuale, quella tra Paratici e Tare. Pardon, tra Furlani, Cardinale e Ibrahimovic. Un mese e mezzo fa il patron di RedBird ed il suo Senior Advisor si incontravano a Londra in un vertice che vedeva il Milan iniziare a fare dei veri e propri casting per il ruolo di direttore sportivo. Oltre ai due già citati, anche Berta – adesso accasatosi all’Arsenal – tra i candidati.
Il nome che sembrava in pole era quello che nelle ultime ore è tornato prepotentemente in auge, ma andiamo per gradi. La prima scelta del Milan, che sappiamo e raccontiamo da mesi, era Fabio Paratici ma proprio in virtù dei colloqui avuti con Cardinale e Ibrahimovic a inizio marzo, Tare lo aveva quasi sorpassato.
Furlani però non era della stessa idea e proprio in quei giorni rivendicava il suo potere decisionale andando ai microfoni di DAZN nel pre partita di Milan-Lazio e dichiarando che le decisioni, tutte, dovessero passare da lui. Da quella sera di Ibrahimovic non si è sentito parlare per quasi un mese (ufficialmente un brutto virus lo aveva messo ko, ma ufficiosamente potrebbe esserci dell’altro) e neanche di Tare, nome che sembrava essere stato scelto dal proprietario di RedBird e dal suo braccio destro.
L’ad del Milan, solo e (quasi) al comando, ha portato avanti la trattativa per Paratici riuscendo anche ad arrivare ad una chiusura per poi qualche giorno dopo giungere ad un goffo dietrofront che di certo non ha fatto uscire bene né Furlani né il Milan. Una trattativa non condotta forse nel migliore dei modi, vuoi per inesperienza, vuoi per effettivi problemi legati alla squalifica di Paratici – che già comunque si conosceva -, vuoi per scarsa capacità comunicativa con il famoso gruppo di lavoro.
Annuncio e poi smentita, per ritornare infine sul nome che avevano attenzionato ed avallato i primi due. È notizia delle scorse ore infatti l’incontro avvenuto a Roma proprio tra Furlani e Tare, che adesso è il candidato numero uno per ricoprire il ruolo di direttore sportivo del Milan. Ma non si poteva evitare tutto questo? Un’altra, l’ennesima, occasione persa per uscirne bene. Fino a quando dovremo assistere a scenari del genere?


