Free Jashari

Ardon Jashari, centrocampista svizzero classe 2002, ha fatto sapere di non voler più giocare per il Club Brugge, spingendo forte verso una maglia rossonera che considera il suo destino. Milione dopo milione, è una storia di guerra fredda tra sentimenti e mercato. Il Milan ha messo sul piatto un’offerta strutturata: 33,5 milioni di euro fissi, altri 2 milioni con condizioni facili legate alla Champions, e bonus ulteriori, più complicati, che portano il valore potenziale a 38 milioni. Secondo il direttore sportivo Igli Tare, quella è la proposta definitiva: non si andrà oltre.

Anche il presidente Paolo Scaroni è stato chiaro: «Jashari vuole venire a tutti i costi, ma non vogliamo offrire troppo». Dal Belgio, invece, filtra un messaggio diverso: Brugge ritiene la cifra insufficiente, rivendica 35 milioni fissi e preme affinché si scateni un’asta da Premier per alzare ulteriormente il prezzo. Nel cuore di questa trattativa c’è un altro protagonista: il giocatore. Fonti riportano che Jashari ha chiamato i vertici di Brugge, implorando di accettare l’offerta rossonera. Il suo morale è basso, consapevole che se l’affare salta, lui sarà quello che resterà bloccato, non certo il Milan.

La posizione di Brugge è rigida: vogliono 40 milioni fissi, lasciando trasparire una volontà più di potere che economica. Il loro capitano, Vanaken, ha confermato che Jashari non ha più motivazione a restare e che il club può procedere senza di lui. Il Milan, intanto, è disposto ad attendere «ancora qualche giorno», ma ha già pronto un piano B: Javi Guerra del Valencia, seguito anche dal Manchester United.

Cosa c’è in gioco? È una storia di tensioni tra valori. Da una parte, un ragazzo che ha scelto, ha sognato e ha parlato chiaro. Dall’altra, un club disposto a resistere all’ultima offerta pubblica. Il Milan ha fatto la sua parte, ma ora serve coraggio: ascoltare il cuore o rispettare il principio. Perché questa non è solo una trattativa, è un simbolo. Se il Diavolo lascerà andare via un giocatore che chiede di essere liberato, rischia di tradire l’identità che oggi più che mai cerca. E Jashari? Merita di sapere se la sua fede avrà uno spazio concreto o se resterà un sogno ostacolato da una rigidità fredda e distante.

Club Brugge: Ardon Jashari (Photo Credit: IPA Agency)
Club Brugge: Ardon Jashari (Photo Credit: IPA Agency)

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