Problemi, problemi, problemi. Recita così il collega telecronista Carlo Vanzini quando le monoposto dei piloti di Formula 1, durante le qualifiche o la gara, stanno avendo appunto dei “problemi” gravi in un momento cruciale. Basterebbe questo per descrivere in superficie ciò che sta vivendo il Milan di Paulo Fonseca in questi (appena) primi due mesi di stagione. Il mercato ha fatto difficoltà ad ingranare, il gioco non regala soddisfazioni, la difesa fa acqua da tutte le parti e il gruppo squadra non riesce a reagire, svuotato partita dopo partita come se la stagione fosse già conclusa.
I problemi del Milan: l’analisi
Proviamo a sciogliere un nodo ingarbugliato e ricomporre i pezzi di questo primo mese horror per il Milan di Ibrahimovic e Fonseca. L’avvio della nuova stagione lanciava i rossoneri verso il cambio della guida tecnica e un mercato meticoloso – portato avanti da Zlatan Ibrahimovic – che avrebbe dovuto riportare il Milan al vertice in Italia e competitivo in Europa. Novità, entusiasmo, sorrisi: quella ventata d’aria fresca che probabilmente serviva a Milanello e ai milanisti per ripartire dopo anni non tremendi ma comunque complicati.
Oggi, di tutto ciò, neanche l’ombra. Il Milan ha disputato fin qui quattro partite di campionato e una di Champions League, raccogliendo una vittoria, due pareggi e due sconfitte. Dato fattuale e di per sé preoccupante per una squadra che possiede tutt’altre ambizioni e dove si continua a parlare di scudetto e trofei da vincere. Serve un doveroso passo indietro.
Gioco. Alla luce di queste prime uscite (eccezion fatta per la prima mezz’ora contro il Torino e la partita contro il Venezia) il Milan non ha mai dimostrato, banalmente, di avere le idee chiare. Non c’è una base solida così come non v’è traccia delle idee che un nuovo tecnico, sulle ali dell’entusiasmo di una nuova stagione, avrebbe dovuto portare. L’elettrocardiogramma continua ad essere piatto, come può arrivare una scossa?
Anima. Oggi ciò che vediamo è una squadra svuotata, senza personalità, senz’anima e senza spirito di reazione nonostante ci si trovi a inizio stagione e con tutte le competizioni ancora da giocare. Come si è arrivati a tutto questo? Perché la squadra non reagisce? Ieri era colpa di Pioli, oggi è colpa di Fonseca (che ha certamente delle responsabilità). Ma non si può ridurre tutto alle scelte del tecnico e alle sue idee poco chiare.
I giocatori. Tante responsabilità anche da parte dei giocatori, i big in primis. Prendendo nello specifico la gara di Champions, a San Siro cantano in 60.000 e dopo soli due minuti lo stadio esplode di gioia per la rete del vantaggio. Dopo, il vuoto pneumatico. Ed è assurdo, perché anche il linguaggio del corpo e la disattenzione fanno capire quanto questa squadra sia fragile, superficiale, per certi versi irritante.
C’è già la percezione di un’ultima luce in fondo al tunnel: il derby, a fare da spartiacque in attesa di un ennesimo verdetto che appare già scontato. Peccato che siamo a soltanto settembre, a inizio stagione, eppure sembra di essere a marzo. Troppi interrogativi ai quali è difficile fornire delle risposte. Forse basta limitarsi alle parole di Carlo Vanzini, che descrivono tutto alla perfezione. “Problemi, problemi, problemi“.


