Alessandro Florenzi è stato ospite al podcast “The Bsmt”, in cui ha parlato di tutta la sua carriera e quindi del periodo al Milan, ma anche su alcuni giocatori ancora in rosa. Di seguito le parole di Florenzi.
Su quando ha capito che poteva andare al Milan
“Scopro che c’è una possibilità quando mi richiama Massara. La prima volta mi ha chiamato il giorno prima di andare al Valencia, ma avevo già dato la parola agli spagnoli. Poi mi ha richiamato e mi ha chiesto se fosse il momento giusto e gli dissi di si”.
Sugli infortuni
“Prima del Milan mi ero rotto due crociati, poi in rossonero mi sono infortunato al tendine del flessore sinistro e poi l’ultimo anno crociato e menisco”.
Su che Milan ha trovato al suo arrivo
“Era il Milan di Pioli, di Zlatan sicuramente, ma anche di altri come Giroud. Ibrahimovic ha avuto un enorme impatto su di noi, è uno che ti innalza da ogni punto di vista. Io penso di aver conquistato Zlatan, che è uno che vive di competizione, quando dopo un assist di tacco che mi ha fatto in allenamento mi ha guardato e gli ho detto che assist così li ricevevo ogni giorno. Lui impazzito, però da lì è nata la sfida. Con lui ho vinto lo scudetto, alzava il livello di tutti. Ogni tanto parlava in spogliatoio e quando lo faceva era pesante, l’ha fatto anche l’anno scorso da dirigente. L’effetto di un suo intervento lo vedi e lo senti, devi essere bravo a recepirlo. L’anno dello scudetto c’era un mix di giovani ed esperti, quando Zlatan parlava c’era qualcuno che in caso lo spiegava a chi non aveva capito bene. Il gruppo si crea con un mix di giovani e vecchi che si incastrano”.
Sul suo ruolo in quel Milan
“Capisci di poter dare qualcosa in più anche quando sei infortunato da come iniziano a guardarti gli altri quando parli. Per gli altri la tua parola vale, quando lo capisci fai di tutto per far arrivare il concetto e far capire quello che succede. Quando vedo che la persona a cui parlo si trasforma mi alimenta e da lì cresce la fiducia e l’energia. Io nell’anno dello scudetto sentivo quel qualcosa, l’anno scorso non sentivo nulla. Com’è finito quel ciclo? I cicli sono come una fiamma che si sta spegnendo, o sei bravo a riaccenderla o si spegne del tutto”.
Su chi ha influenzato di più
“Mi fermavo e mi fermo a parlare con Leao, anche con Theo Hernandez mi fermavo tanto, con Gabbia. Matteo ora è un pilastro del Milan, ma chiedeva il permesso anche di andare in bagno. Gli voglio bene come un fratello e sono orgoglioso di quello che sta facendo e portando al Milan perché lui ha preso dalle vecchie generazioni. Leao? Per me è fortissimo, poi diciamo sempre che è lui che deve capirlo, spero lo faccia o l’abbia già fatto. Quello che gli ho visto fare l’ho visto da grandi giocatori”.


