Domani, sabato 19 settembre, lo stadio San Siro compirà 100 anni. In occasione di questo evento, Mi-Tomorrow ha fatto un’intervista a Filippo Galli, cresciuto nel vivaio del Milan e diventato una bandiera del club rossonero.
L’intervista a Filippo Galli
Qual è il tuo primo ricordo di San Siro da piccolo?
«Avevo 6 anni e mi portarono a vedere Milan-Celtic 0-0. Da allora diventai milanista».
Se dovessi scegliere tre notti epiche della tua carriera, quali sceglieresti?
«Stagione 1985-1986 in Coppa Uefa, eliminammo l’Auxerre vincendo 2-0 dopo aver perso 3-1 in Francia. Poi stagione 1994-1995, con il Paris Saint-Germain in Champions League, vincemmo 2-0: marcavo George Weah che poi venne al Milan. In quell’occasione entrai al 15° del primo tempo per sostituire Tassotti infortunato. Infine, dico 1° marzo 1995, un Milan-Benfica 2-0 ai quarti di finale. Loro in attacco avevano Joao Pinto e Caniggia».
C’è una partita che vorresti rigiocare a San Siro? Perché?
«Rigiocherei la finale di ritorno di Coppa Italia contro la Juventus nel 1990. Perdemmo 0-1 con goal di Galia. Era l’occasione per vincere la coppa, un trofeo che mi manca».
Cosa rende San Siro diverso da qualsiasi altro stadio?
«Beh, gli stadi solo dedicati al calcio in Italia sono Marassi, San Siro, e più recente c’è l’Allianz Stadium. L’atmosfera in questo stadio è unica grazie ai nostri tifosi».
Hai condiviso lo spogliatoio con grandi campioni e vissuto serate indimenticabili. C’è un compagno con cui hai un ricordo speciale legato a San Siro?
«Il ricordo forse non è speciale ma lui lo è stato senz’altro: Franco Baresi. Un onore giocare al suo fianco alla Scala del calcio».

