L’ex giocatore del Milan Rufo Verga, costretto a ritarsi a soli 25 anni per svariati infortuni, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport per ricordare i suoi anni rossoneri. Di seguito alcune sue dichiarazioni.
Se è ancora tifoso
“Sono un cuore rossonero, il Milan rimane una cosa importantissima della mia vita. Ci arrivai ragazzino, con il mito di Franco Baresi, e quando me lo trovai davanti per la prima volta, a 16 anni, restai intimorito e senza parole. Per me è stato il più forte difensore centrale della storia del calcio. Paolo Maldini lo considero il più grande sulla fascia, come terzino”.
Sul suo debutto in Serie A
“Ai primi di novembre del 1987, Milan-Torino. Paolo si rompe un’arcata sopracciliare in uno scontro. Il dottor Monti dal campo fa il gesto del cambio. Sacchi si volta verso di me: ‘Entra tu e stai a sinistra’. Seduto in panchina, ero incredulo, ho avuto un attimo di sbandamento. Ero un ragazzo e gli 80mila di San Siro guardavano tutti me… Poi è andata”.
Se ha dei rimpianti
“Per il calcio sì, per il resto no. Penso che, senza infortuni, avrei fatto una carriera discreta. Sacchi al Milan mi faceva allenare con i centrocampisti: Ancelotti, Donadoni, Evani, poi Rijkaard… Ecco, a quel livello non sarei arrivato, ma credo che in Serie A sarei potuto stare”.
Sulla squadra attuale
“Non pensavo che Modric a 40 anni avrebbe giocato al top come negli anni al Real Madrid. Fa cose mostruose perché è un giocatore di un’intelligenza mostruosa”.


