Nesta: “Prima del Milan sarei potuto andare alla Juventus o all’Inter, mi è andata bene. Ritorno di Maldini? Prima o poi l’amore tornerà”

Alessandro Nesta è stato ospite al podcast “The Bsmt”, in cui ha parlato di tutta la sua carriera e quindi del periodo al Milan, ma anche della situazione attuale dei rossoneri. Di seguito le parole di Nesta.

Sull’essere apprezzato dai tifosi di Lazio e Milan

“Mi sono sempre esposto poco quando ero giocatore, non volevo fare interviste e meno ti esponi e meno sei odiato. Adesso tanta gente insulta perchè siamo più esposti tra social e altro. Ora è anche più difficile perché ti riprendono sempre, l’informazione è diversa. Fuori dalle polemiche? Io facevo allenamento-casa, sempre avuto la stessa fidanzata da quando ho 21 anni, la gente e i giornali si appassionano poco a personaggi come me. Mi sono sempre fatto gli affari miei”.

Sull’arrivo al Milan

“Io non ci volevo andar via dalla Lazio, l’anno l’anno prima che mi hanno venduto al Milan un giocatore del Real Madrid mi ha avvicinato per farmi andare e gli ho risposto che restavo alla Lazio. Io la la vivevo così, l’anno dopo stato costretto perché non prendevamo lo stipendio da 8 mesi, ma non solo i giocatori, tutti, magazzinieri, tutti. C’era un casino nello spogliatoio che tu non hai idea e sapevo che dovevo andar via a fine anno perché già me l’avevano comunicato e in più avevo capito che non c’era più, cioè sennò fallivamo, c’era un problema. Perciò all’ultimo giorno di mercato, la Lazio cerca di monetizzare il più possibile col Milan e io però sapevo che dovevo andar via. Pressione per quanto mi avevano pagato? Non me ne fregava niente”.

Se c’erano altre opportunità

“Pensa, allora un po’ di mesi prima c’era la Juve, ma io non ci volevo andare alla Juve, ti dico la verità. Poi dopo è saltata la Juve e dovevo andare all’Inter. Dopo il 5 maggio l’Inter è sparita per me, magari hanno fatto altre scelte, però nel 5 maggio quando l’Inter perde io ero di là. E non lo so, è saltata. Poi l’ultimo giorno di mercato capita il Milan. Al Milan non volevo andare perché per me l’Inter era la squadra che poi avrebbe vinto l’anno dopo, ero sicuro. E invece vado al Milan e vinciamo la Champions League il primo anno. Mi è andata bene”.

Sul primo periodo al Milan

“Io mi ricordo solo il primo giorno che arrivo a San Siro che c’era un amichevole, mi presentavano prima della partita dell’amichevole a San Siro, e c’è il capo tifoso del Milan che mi apre lo sportello e mi dice ben arrivato a Milano. A Roma quando c’erano le contestazioni ci si metteva il casco quello da battaglia. Ho detto questo è capo tifoso così educato, cioè è così bravo. I primi 6 mesi ho fatto schifo perché io non volevo stare qua, mi mancava tutto, ma perché noi romani abbiamo questo difetto: noi siamo chiusi un po’ mentalmente. Finché non usciamo fuori dal raccordo anulare noi vediamo solo che Roma è Roma. Vado a Milano e penso che schifo, ma poi sono stato a Milano 10 anni, è stato bellissimo”.

Sui compagni in rossonero

“Qualcuno lo conoscevo che giocavamo in nazionale: Maldini, Andrea Pirlo, Rino, però l’impatto è stato proprio l’allenamento. L’allenamento andavamo più forte. Noi a Roma facevo allenamento, ma non era così forte. Quando sono arrivato lì la mia difficoltà è stata proprio adeguarmi a quel ritmo che mi hanno dato i compagni, neanche l’allenatore, cioè c’era Maldini andava a 200 e io sempre dietro, sempre dietro. Alla fine ho capito che se volevo star lì dovevo andarmi come loro. La grande difficoltà che ho avuto è quella: adeguarmi all’allenamento che mettevano giù tutti i giorni, la serietà, la competizione che mettevano ogni giorno a Milanello i miei compagni, perché erano folli. Avere Maldini è sempre stato uno stimolo, è l’unico dei miei ex compagni che mi mette in soggezione, lo sa. Tutto deriva dal rispetto, uno così ti mette in soggezione. Rivalità interna con lui? No, no, avevamo bisogno uno dell’altro”.

Su Thiago Silva

“Dopo che è andato via che Paolo, che ha smesso, io sono rimasto lì, un po’ vecchiotto ed è arrivato Thiago Silva, ma meno male che è arrivato Thiago Silva che mi ha fatto rubare altri 3 anni di contratto, perché senza Thiago io non riuscivo a correre e fare. Lui metteva a posto le pecche che i miei 35-36 anni tiravano fuori. Palla sopra, ci mettevo 3 ore per girarmi e lui aveva già ripulito. Perciò io ho aiutato Paolo, Paolo ha aiutato Baresi. Ognuno aiuta il vecchio, però impara dal vecchio e poi lo trasmette a quell’altro. È questo che è successo al Milan quando c’ero io, Baresi, poi Maldini, poi l’ho fatto io, poi c’è stato Thiago e poi dopo ogni tanto si interrompono le cose e finisce qui. Scherzo, ci sono stati altri difensori bravi. Una mentaltà così te la dà la società se è seria. Quel Milan ti dava tutto, tu dovevi solo concentrarti sul campo. Poi quando le cose andavano male ti ammazzavano, tutti ti guardavano male perché c’era il premio stipendio doppio per tutti, non solo i giocatori. Dopo un pareggio a Milanello ti guardavano male tutti”.

Sulla finale di Manchester

“Non l’ho vissuta bene, preferivo giocare contro qualsiasi altra squadra, non contro un’italiana, perché se perdi contro il Real Madrid che te frega? Ma con la Juve, con l’Inter, quella cosa resta scritta lì, perciò non mi non mi piaceva, però è stata la mia prima finale di Champions League. Non dormivo, avevo un’ansia, ho visto anche Pirlo nervoso che era strano. E’ stata tosta, prima della partita è stata tostissima. Eravamo queste due squadre favolose, forti, diverse. Noi forse un po’ più di talento, loro più squadra, più tosta. La Juve era tostissima a giocarci contro, erano una rottura di scatole e poi sapeva vincere. Due squadre che sapevano vincere perché la Juve sapeva vincere, il Milan sapeva vincere. Gol su rigore in quella finale? Mi ero promesso che se mi fosse capitato un rigore non mi sarei tirato indietro. Io ho detto che avrei tirato io, il mister all’inizio faceva finta di non vedermi. Sono arrivato sereno sul dischetto e ho fatto gol”.

Sul Milan attuale

“A me piace adesso questo Milan. E’ arrivato Tare, che è un direttore che ha esperienza e che ha messo a posto. Diciamo che tra l’uscita di Maldini e l’entrata di Tare, in quel periodo in mezzo lì a me il Milan non mi è piaciuto. Si era persa l’identità, non vedevo più niente. Peccato perché il Milan ha un’identità forte, una storia troppo forte per essere messa lì nel magazzino e non ascoltata, quella roba te la devi portare dietro. Ora il Milan si sta riprendendo”.

Se gli piacerebbe un ritorno di Maldini

“Sì. Sai perché? Paolo non lo dice, lo dico io. Per me Paolo Maldini può andare al Paris Saint-Germain, potrebbe andare in qualsiasi club, ma lui ma sta a casa perché per lui è il Milan o niente. Io la vedo così, per me lui è fatto per stare al Milan, il Milan è fatto per stare con lui. Poi la vita, le proprietà girano, cioè fanno scelte diverse, però credo che prima o poi l’amore ritornerà”.

Alessandro Nesta e Thiago Silva
Alessandro Nesta e Thiago Silva

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