L’ex giocatore del Milan Alessandro Costacurta ha rilasciato una lunga intervista a Il Giornale in cui ha ricordato i suoi anni rossoneri, ma non solo. Queste le parole di Costacurta:
Sul non aver mai lasciato il Milan: “A trentacinque anni ho avuto un’offerta da una squadra americana. Era un’occasione. L’ho rifiutata. Perché? Tutti dicevano: bravo, sei stato un grande, sei attaccato al Milan, tutta la carriera al Milan, in realtà volevo restare nella mia Milano, coi miei amici, con la mia famiglia, la mia fidanzata, i miei compagni di squadra: la mia comfort zone. Me ne pento? Sì. È un mio rimpianto. Avrei fatto un’esperienza importante, sarei una persona diversa da quello che sono. Forse migliore. Ho vinto due Champions dopo? Vincerne cinque o vincerne tre non cambia molto”.
Se si è sentito importante: “Mi sentivo più importante quando salvavo un gol e aiutavo la squadra a vincere”.
Se è vero che nel calcio è cambiata la mentalità: “Io giocavo con 15 italiani ed eravamo la squadra più forte al mondo. Oggi mi pare che il Milan abbia un solo italiano titolare: Gabbia”.
Su Sacchi: “Arrigo Sacchi è stato il Leonardo del rinascimento del calcio italiano”.
Su Berlusconi: “Io ne ho avuto uno solo di presidente. Straordinario. Berlusconi ha trasmesso a noi l’ambizione. È arrivato in un Milan che da anni andava male. La prima cosa che ci ha detto è stata: Voglio che diventiate la squadra più forte del mondo. Abbiamo pensato che fosse un matto. Poi è arrivato Sacchi e ci ha detto: Diventeremo la squadra più forte del mondo. E noi abbiamo pensato: due matti. Poi sono passati meno di due anni ed eravamo la squadra più forte del mondo. Ha capito chi era Berlusconi? Lui ci ha trasmesso questa voglia che poi è esplosa nei successi. Un uomo speciale? Quanti uomini come lui ci sono stati sulla terra? Credo davvero pochi”.
Su chi è stato il suo maestro: “Franco Baresi. È stato un grande insegnante. Per me, per Paolo Maldini, per tanti altri. Altri maestri? Fabio Capello”.
Su Gattuso ct: “Scelta condivisibile. Se c’è una persona che può trasmettere valori di appartenenza ai ragazzi è Rino”.


