Ruben Amorim, dopo il fallimento al Manchester United, dove era stato criticato per il suo integralismo tattico e l’insistenza sul 3-4-2-1, sembra aver cambiato mentalità alla guida del Milan. Addirittura, la Gazzetta dello Sport lo definisce “camaleontico” per la sua flessibilità tattica.
TANTI MODULI, TANTI INTERPRETI
In Inghilterra, infatti, i risultati negativi avevano portato al suo esonero (e alla conseguente frustrazione del portoghese ben nota), nonostante la fedeltà al proprio sistema di gioco. Ma in Italia si è avuto un presagio molto simile, perché Amorim aveva confermato il 3-4-2-1, utilizzato durante il precampionato e nelle prime giornate. La svolta è arrivata dopo la sconfitta contro il Benfica in Europa League, tra poca brillantezza e scelte di formazione…un po’ così. Grazie al confronto con i pilastri dello spogliatoio come Modric e Rabiot, il Mister ha deciso di sperimentare nuove soluzioni. Contro il Lecce ha introdotto una difesa a quattro, migliorando la costruzione del gioco e ottenendo una convincente vittoria per 3-0. E da lì in poi si è visto un buon Milan.
Prima, però, l’ostacolo Sassuolo: in questo caso Amorim è tornato temporaneamente al modulo iniziale, ma il pareggio per 1-1 ha fatto uscire alcune lacune. Nel turno di Europa League contro il Salisburgo si è modificata ancora la lavagnetta, passando al 4-3-3. Splendido esempio di calcio, visto lo 0-4: con questa partenza si può facilmente al 4-2-3-1 o al 3-4-2-1 durante la partita, adattandosi…”camaleonticamente”.
Dopo nove partite è ancora presto per capire quale sia la soluzione definitiva del tecnico. Ma se la vera forza del Milan, propone il quotidiano, fosse in realtà la capacità di cambiare sistema a seconda dell’avversario? Via allo schema unico, perché con Ruben contano solo i principi di gioco: aggressività e controllo del pallone.


