Una rivoluzione annunciata, poi la retromarcia, poi di nuovo la prima e adesso pare quasi che si sia tirato il freno a mano. In casa Milan la confusione societaria regna sovrana. Nei mesi scorsi era una caccia sfrenata al nuovo direttore sportivo. Prima Paratici, poi Tare e D’Amico. Tanti i nomi sul tavolo, poche le idee di programmazione.
I risultati della squadra – specie nell’ultimo periodo – in questo senso non aiutano. L’aver trovato una quadra con il nuovo 3-4-3 di Conceicao e giocarsi quello che sarebbe il secondo trofeo stagionale, la Coppa Italia, ha distolto l’attenzione da quella pianificazione che al Milan serve come il pane.
Pensare che sia tutto a posto così, infatti, non è contemplabile. Il nono posto in campionato e l’uscita ignobile dalla Champions League deve insegnare che la programmazione societaria e non solo è fondamentale se si vogliono fare le cose bene e se si vuole andare lontano. La lezione Napoli che prende Antonio Conte e rischia di vincere il campionato, anche questa, deve insegnare.
E allora rimettere tutto in ordine con ruoli precisi ed affidati alle persone giuste è il must che il Milan deve prefissarsi a prescindere da ciò che accadrà da qui ad una, due o tre settimane. E dallo stesso numero di settimane, non a caso, ad andare davanti alle telecamere è proprio quello che attualmente svolge il ruolo di direttore sportivo, Geoffrey Moncada. Direttore sportivo che presto lo diventerà ufficialmente in quanto impegnato nel corso proprio in questo periodo.
E allora si fa strada un’ipotesi, una suggestione. Che il Milan possa rimanere con questo assetto societario anche il prossimo anno. La sensazione – all’alba del mese di maggio – pare proprio questa. Due, ma anche tre, indizi fanno una prova. Nessun accordo e nessuna trattativa, almeno per il momento, avanzata con un direttore sportivo ed un potere sempre più in crescendo per Moncada che pare ogni volta confermare sempre di più Conceicao.
Come abbiamo detto a più riprese, questo potrebbe essere un altro errore imperdonabile che comprometterebbe se non per intero almeno gran parte del futuro prossimo rossonero. Lasciarsi impressionare da qualche risultato positivo e da uno spirito ritrovato quando la stagione ormai è andata, porterebbe all’ennesimo fallimento del gruppo di lavoro che forse accetta poco i nuovi innesti e vuole solo e soltanto il potere per sé. Pensateci e riflettete.


