StarCasinò Sport ha intervistato in esclusiva Nelson Dida direttamente a Casa Milan. Ecco le parole della leggenda rossonera nella lunga Q&A.
Su Berlusconi: “Il nostro Presidente. Veramente, tantissimi ricordi, perché vestire la maglia del Milan ed avere lui come presidente, appassionato e dedicato, una persona stupenda che credeva sempre nel meglio del Milan. Credeva che fosse una famiglia, creando un ramo tra di noi. È riuscito a costruire una squadra importantissima, perché lui aveva questa idea da sempre. Per me è stato un vero presidente, perché era sempre presente, ed in ogni occasione possibile andava a Milanello per salutare tutti noi e, conseguentemente, raccontare un po’ della sua storia. Per me ha significato tanto conoscere una persona come lui, una persona molto brava in tutto quello che ha fatto“.
La finale di Manchester: “Una gara difficile, perché la Juventus aveva una bellissima squadra con grandi giocatori. Una partita tesa dall’inizio alla fine, perché non abbiamo avuto tantissime opportunità. Abbiamo anche segnato, ma in fuorigioco. Loro hanno preso una traversa, una partita un po’ così. Ma tutti credevamo di dover vincere la partita, perché il Milan quando arriva in finale gioca per vincere“.
Il finale contro l’Ajax: “Quel lancio lungo…è stato emozionante quando è entrata. Mi ricordo che Ambrosini mi ha detto di lanciarla a lui per staccare di testa, e poi è venuto giù lo stadio con Tomasson“.
I rigori di Manchester: “Il più difficile da prendere è stato quello di Montero. Non sapevo cosa avrebbe potuto fare, ho fatto due-tre passi avanti ma anche lui era indeciso. Ha tirato in mezzo poi, quindi ero lì. È più facile quando conosciamo l’avversario, perché lo studiamo“.
Il rigore di Shevchenko e l’abbraccio: “Shevchenko lo doveva segnare per forza, lui era bravo! Ha guardato due volte l’arbitro, aspettava il fischio…non sapevamo cosa aveva nella testa. Poi ha tirato ed è venuto da me. Ancora oggi provo una grande emozione“.
La parata su Van der Vaart: “È stata una parata difficile, mi sono anche infortunato…ero a terra e ho fatto troppa forza, ma è stata una parata incredibile per il movimento“.
Chi gli somiglia: “Mike Maignan mi somiglia tanto. È un portiere che ha tanta esplosività, con carattere e carisma, parla tanto con i compagni e vuole vincere. Erano particolarità che avevo anche io ai tempi del Milan. Sta facendo bene, spero che continui così perché il Milan merita un portiere di livello“.
La cognizione sull’essere il più forte al mondo: “No, non me ne accorgevo. Mi divertivo e sognavo sin da piccolo di stare in una squadra europea. Ho percepito il passaggio al Milan come una conquista. È stato fantastico venire qui, ma mi divertivo mentre facevo il mio lavoro, non mi importava essere il migliore al mondo. Facevo tanto in allenamento e il campo mi ripagava, poi è vero che c’era anche Buffon, che lavorava quanto me“.
Su William Vecchi, compianto ex preparatore dei portieri: “Non è facile parlare di William adesso. È stata una persona fantastica nella mia vita. Lui mi conosceva molto bene, bastava un’occhiata e capivo cosa voleva trasmettere. È stato un professionista eccezionale che rimarrà sempre nella mia testa e lui ha dedicato tanto del suo lavoro ai portieri. Conosceva praticamente tutto. Ha insegnato sia a me che a Buffon a mettere in campo le nostre qualità“.
I portieri di oggi: “Oggi viene richiesto un portiere che sappia anche giocare con i portieri, quindi credo che anche nel calcio contemporaneo potrei far bene. All’epoca non era la richiesta principale, però oggi tutto è cambiato completamente. Ormai tutte le squadre stano già preparando i portieri sin da piccoli per arrivare già nella prima squadra sapendo come si deve giocare e costruire quindi le basi. Quando giocavo io, l’importante era tenere la palla fuori dalla porta. Con una squadra tecnica, era possibile già lavorare in fase di costruzione ma sicuramente non come adesso“.
Su Ancelotti: “Carlo aveva questa capacità di mettere insieme tanti giocatori, farli giocare tutti insieme e trovare il giusto equilibrio. Sapeva comunicare nel modo giusto permettendo al gruppo di stare bene e collaborare. Ha sempre creduto nel valore di un gruppo unito e tuttora sta mettendo in pratica questo metodo“.
Cosa vuol dire per lui il Milan: “Il Milan è la mia seconda casa. Io ho vissuto e vestito questa maglia per 10 anni. Ogni volta che vado a Milanello o a San Siro a vedere la partita sento veramente in famiglia. L’accoglienza è meravigliosa. Tante emozioni vissute in questo club che porto sempre con me. Era difficile in quel momento partire dal Brasile come portiere ma oggi sono soddisfatto di quella scelta. Sono venuto qui, ho vinto tanto a adesso sono vicino ai rossoneri da ex“.
Il Milan attuale: “Mi piace l’intensità con cui il Milan gioca. Questa è una caratteristica di Pioli, anche in allenamento lo chiede sempre. Ho collaborato con lui due anni quindi so perfettamente ciò che chiede ai suoi giocatori. È bello da vedere che questa squadra stia provando ad arrivare sempre più in alto“.
Augurio per il Milan: “Auguro sempre il successo al Milan, che continui a crescere come ha fatto negli ultimi anni“.


