Quando sperava di vivere un Natale calcisticamente più tranquillo dopo la sofferta vittoria di Verona, ecco che il tifoso del Milan si ritrova nuovamente catapultato nel vortice delle polemiche, a causa della pubblicazione – da parte dei principali media italiani – di alcune dichiarazioni rilasciate lo scorso aprile – per un case study della Harvard Business School – da parte di Gerry Cardinale, Giorgio Furlani e Zlatan Ibrahimovic. Parole che hanno scatenato un grande tam-tam sui social in questa domenica pre-natalizia, con la maggior parte dei tifosi che si è mostrata molto critica verso le parole dei massimi dirigenti rossoneri.
Già a partire dal timing, per il quale, però, probabilmente non si può addebitare la colpa al management di via Aldo Rossi: non sappiamo chi e perché abbia deciso di renderle note proprio adesso, ma di fatto questo è il momento in cui il sentiment del popolo rossonero nei confronti della società è ai minimi storici, con la aperta contestazione della Curva Sud nei confronti di Cardinale durante Milan-Genoa, Verona-Milan e in occasione della festa di Natale del club.
Le dichiarazioni che hanno scatenato maggiormente le ire dei tifosi del Diavolo sono due. La prima, pronunciata da Furlani: “Per RedBird, la priorità è migliorare la squadra per far progredire il business. E, mentre per Elliott l’attenzione era concentrata principalmente sull’aspetto sportivo, ora l’attenzione è probabilmente equamente divisa tra l’aspetto sportivo e il resto del business“. L’altra, per bocca dello stesso Cardinale: “Zhang con l’Inter ha vinto lo scudetto l’anno scorso e poi è andata in bancarotta, è questo davvero quello che vogliamo? Per i tifosi, il mio lavoro è vincere il campionato italiano ogni anno, lo capisco. Il mio lavoro è posizionare il Milan per lottare per lo scudetto ogni anno, qualificarsi per la Champions League ogni anno, e andare il più lontano possibile nella Champions League ogni anno. La maggior parte di coloro che investono in società sportive lo fanno perché sono coinvolti emotivamente. Mettono la vittoria dei campionati al di sopra di tutto il resto e questo spesso li porta a commettere l’errore di pensare che spendere troppo per schierare una squadra di stelle sia linearmente correlato alla vittoria“.
Parole che, duole dirlo, sembrano confermare quello che i supporters più critici nei confronti della proprietà vanno dicendo da un po’ di tempo: l’aspetto sportivo, il raggiungimento del risultato, l’obiettivo della vittoria non paiono essere le priorità di Cardinale e soci. Anche perchè, dalle non poche interviste rilasciate in questi mesi del numero uno rossonero (tutte, però, in America e, quindi, senza il contraddittorio di giornalisti che seguono quotidianamente il Milan), viene sempre fatto emergere un modello economicamente roseo (e così è) e potenzialmente vincente, ma su questo ultimi aspetto, al momento, il campo dice tutt’altro.
Non abbiamo l’anello al naso e chi scrive sa bene che il calcio è radicalmente cambiato rispetto al passato. Non esistono più i “mecenati” alla Moratti o alla Berlusconi, né tantomeno si hanno le disponibilità degli sceicchi, e nessuno vuole buchi di bilancio multimilionari, ma almeno che i ricavi costantemente in aumento degli ultimi anni vengano reinvestiti “sul campo” per portare in rossonero giocatori importanti e puntare alla vittoria. Perchè, piaccia o no, l’obiettivo dello sport è proprio quello…


