Vincere il derby, anche se fuori dal campo: ecco perché è così importante strappare Tonali ai cugini

Sono anni ormai che il Milan non vince il derby della Madonnina, da quel lontano 31 gennaio 2016. Aveva illuso tutti a febbraio, ma poi la clamorosa rimonta firmata dalla squadra di Conte ha riportato alla triste normalità di questo ultimo lustro. Ancora di più non lo vince fuori dal campo, in sede di mercato.

Non succede forse dai tempi di Alessio Cerci, praticamente nerazzurro nei giorni di Natale e poi arrivato a Milanello a Capodanno, con l(o sciagurato)’esordio nel giorno dell’Epifania del 2015. Da lì in poi un egemonia nerazzura, iniziata proprio sei mesi dopo con l’acquisto – anche qui – fallimentare dell’allora enfaint-prodige Geoffrey Kondogbia, portato in nerazzurro per la bellezza di 40 milioni – e culminata giusto un anno fa con lo “scippo” di Stefano Sensi, seguito dall’ex DT Leonardo per un anno intero.

Non è difficile capire il perché di questo trend: l’Inter – oltre ad essere di proprietà di una società che ne ha voluto l’acquisto e non che si è ritrovata in mano un club per puro caso – ha una situazione finanziaria più sana e un potere d’acquisto superiore ai rossoneri. Vincere un derby di mercato, dunque, non è una mission così impossible.

Ma questa volta il Milan fa sul serio. E l’ha confermato anche il presidente bresciano Cellino, forse inizialmente più per mettere fretta ai cugini interisti, che per Tonali sembrava avessero già chiuso. Ma ormai le voci sull’arrivo a Milanello del gioiellino classe 2000 si sono praticamente trasformate in realtà. Così come accaduto un anno fa con Theo Hernandez, il carisma di Paolo Maldini ha Tonali a sposare il progetto rossonero, che così come da gennaio a giugno girerà inevitabilmente intorno ad un campione, ad un leader ineguagliabile come Zlatan Ibrahimovic, atterrato proprio ieri sera a Milano per mettere la firma sul rinnovo con il Club di via Aldo Rossi.

Manca l’ufficialità, che è la cosa più importante, ma è una vittoria altrettanto importante, forse più che realizzata sull’erbetta verde. Dopo anni di acquisti low cost, parametri zero e aste perse, il Milan tornerebbe ad alzare la voce anche in sede di mercato, come succedeva ai tempi di Berlusconi (del vero Beelusconi, quelli fino alla Champions di Atene 2007). Un segnale forte, dopo un segmento di prestazioni incredibile nel post lockdown, che oltre a trasmettere entusiasmo e fiducia ai tifosi, farebbe capire a tutti competitors che il Milan non scherza più. Che non è più una nobile decaduta. Anzi, che è una fenice che rinascendo, più forte di prima.

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