Alessandro Billy Costacurta è intervenuto sul canale di StarCasinò Sport insieme a Carlo Pellegatti per raccontare alcuni aneddoti sul passato in maglia Milan.
Motivi del soprannome: “Il mio invece risale ad uno dei primi giorni al Milan: non so perché ma non riuscivo a palleggiare con la palla, si avvicina il mister e mi dice, in dialetto milanese, che non ero bravo e che dovevo andare a giocare nel Billy, la squadra di pallacanestro. Per via di questo aneddoto, da oltre 40 anni vengo chiamato Billy da tutti”.
Il record di marcatore più anziano in Serie A: “Era assurdo che avessi questo primato perché avevo fatto solo tre gol. Mi sembra più corretto che lo detenga uno che ne ha fatti più di 400 (Ibrahimovic). I rigori? Mi piaceva l’emozione data dalla camminata fino all’area di rigore, sono sensazioni che poi ti porti per tutta la vita. Un po’ di ansia la creano ma l’ho sempre consigliato a tutti i giovani calciatori”.
Il breve addio al Milan nel 2002: “Pensavano che non potessi più garantire un livello d’élite. Accettai il feedback anche perché desideravo andare in MLS a fare un’esperienza. Mi allenai per tre mesi con i MetroStars di New York. Non stavo male lì. Poi arrivò una chiamata da Milanello, avevano avuto qualche problema con l’acquisto di Nesta. È stata come la chiamata di mamma: il Milan ha detto di tornare e tornai”.
Il ruolo di “terzo centrale”: “Spesso dalla parte opposta c’erano Cafù o Serginho, io alla fine facevo il terzo centrale e poche discese. Nel 2003 ho vinto la Coppa Campioni giocando da terzino destro, nel 2004 vinco lo scudetto giocando da terzino sinistro, ma la squadra era fortissima. Nel 2003 e 2004 era una squadra meravigliosa”.
Il trofeo più sentito: “A Barcellona contro lo Steaua sembra banale, ma ci è rimasta dentro. Però ti assicuro la vittoria con la Primavera, per quel gruppo di ragazzi cresciuti insieme, fu bello. Quella partita, forse mi hanno dato la consapevolezza di poter giocare a San Siro”.

