Alla vigilia del match tra Milan e Como, in programma domani alle 18.00 a San Siro, le dichiarazioni in conferenza stampa di Cesc Fabregas.
Sui gol subiti e la partita: “Abbiamo lavorato su questo aspetto, ma più che altro serve guadagnare esperienza. Ci deve essere una mentalità migliore, chi entra deve essere prontissimo per entrare nella dinamica della partita. Oggi con cinque cambi si cambia quasi il 50% della squadra, se uno non è pronto diventa un problema. Ma quello che succede al Milan è abbastanza normale, è una squadra di Champions. Noi invece siamo al primo anno di Serie A e dobbiamo migliorare. È più una questione di tempo che di qualità. Proveremo a giocare con coraggio come già fatto in passato”.
Tutti a disposizione: “Per la prima volta avremo tutti a disposizione. Ci sono 26 giocatori che si allenano in gruppo. Mi fa piacere, sono tutti coinvolti. Cutrone in questo momento non sta giocando per scelta tecnico-tattica. Lui deve lottare per la squadra e per la maglia della sua città. Con la Fiorentina ha fatto grande gara come tutta la squadra, anche con il Napoli. Non ha giocato contro la Roma, ha avuto l’opportunità per il 2-0. Con il Venezia mi sembrava una partita in cui attaccare la profondità. Douvikas è veloce, un nazionale, a cui dovevo dare l’opportunità di giocare, anche magari entrando a gara in corso in momenti in cui si cambia il piano gara. Patrick resta un giocatore importantissimo”.
Ikone, Fadera e Diao: “Ikone? Ci credo tantissimo, l’ho affrontato e mi sembrava fortissimo. Però ora capisco perché non ha più quella continuità. Deve dare di più difensivamente, con il Venezia poteva fare tre gol. Lui deve sentire di poter fare la differenza nell’area. Vediamo se giocherà. Fadera sta dando tanto, secondo me deve alzare il livello. Dopo Bologna dico che deve fare di più ed entrare meglio in partita. Ora c’è più concorrenza, abbiamo due per ruolo. Si deve alzare il livello, io per primo. Diao? Gli è mancata un po’ di energia dopo il 60’. Aveva grandi spazi, ma non li ha sfruttati. Però è abituato, credo sia stata sola una partita storta”.
Vicino al Milan nel 2016: “Ho parlato con loro nel 2016, avevo 29 anni ed ero nel pieno delle mie forze. Sono rimasto al Chelsea, volevo dimostrare a Conte che potevo giocare e vincere anche nel suo sistema. Mi sono sempre trovato bene nelle squadre in cui militavo”.

