La stagione del Milan volge al termine, certo mancano ancora due partite – e non di poco conto – e sarebbe più corretto fare bilanci e porre domande solo a giochi chiusi. Ci sono però degli interrogativi che da mesi ronzano nella testa di tanti tifosi milanisti, a cui un solo uomo potrebbe rispondere. Parliamo ovviamente di Paolo Maldini, responsabile dell’area tecnica e principale plasmatore di questo Milan. Domande che nessuno ha avuto l’arguzia – o il coraggio? – di fare a un personaggio con un’aura tanto mitica da mettere forse in soggezione gli addetti ai lavori. E allora ecco cinque domande a Paolo Maldini a cui probabilmente non avremo mai risposta.
Come si può giudicare da 8 questa stagione del Milan?
Secondo Maldini, con la qualificazione in Champions League la stagione rossonera sarebbe da 8 pieno. Un voto alto, altissimo. Francamente esagerato. Si può davvero definire ottima un’annata in cui: non si è mai lottato per difendere il titolo di campioni d’Italia; il livello di gioco è stato spesso insufficiente; la squadra è stata protagonista di imbarcate memorabili; due competizioni (Coppa Italia e Supercoppa) sono state praticamente non giocate; sono stati persi quattro derby di fila in modo molto più netto di quanto non dica il 7-0 complessivo; il quarto posto attuale è stato ottenuto solo grazie a vicende extracampo della Juventus; nessuno dei nuovi acquisti (eccetto forse Thiaw) è stato valorizzato. Certo c’è la ciliegiona di una semifinale di Champions, un risultato importante ma episodico (che non vuol dire immeritato, attenzione) e offuscato inevitabilmente da un doppio confronto che ha visto prevalere con un dominio totale i rivali di sempre. Se una stagione così è da 8 allora quella del Chelsea può valere un 6-?.

Perché sacrificare il campionato puntando tutto sulla Champions?
Inutile prendersi in giro: visto il tabellone invitante il Milan ha scelto di dare assoluta priorità al percorso europeo. Una scelta che ha causato danni irreparabili in campionato. Nelle sfide di Serie A che hanno preceduto un match di Champions League il Milan ha ottenuto pochi, pochissimi punti e lo ha fatto ricorrendo spesso a un turnover massiccio insostenibile per una squadra che – parole dello stesso Maldini – non è attrezzata per il doppio impegno. D’altronde lo stesso ex capitano non ha mai nascosto di essere “ingolosito” dall’idea di arrivare fino a Istanbul e le formazioni “creative” di Pioli imbottite di riserve contro i Bologna o gli Empoli di turno erano certamente avallate dalla dirigenza. Il risultato finale però è un obiettivo Istanbul fallito e un quinto posto “sul campo” in campionato a due giornate dalla fine. Eppure, per il proseguo del progetto Milan, si era sempre detto che la qualificazione in Champions fosse indispensabile, vitale. Allora perché fare un all-in così scellerato?
Perché ha deciso di rinnovare il contratto con il Milan?
Appena pochi giorni dopo il trionfo in campionato con la conquista dello scudetto numero 19, Maldini aveva rilasciato alla Gazzetta dello Sport un’intervista in cui chiedeva chiarezza alla proprietà su quella che sarebbe stata la strada da intraprendere nell’immediato futuro. Poi la telenovela sul suo rinnovo di contratto (e quello di Massara) trascinatasi fino alla fine di giugno, chiaro segnale che la trattativa con i Singer (o Cardinale?) è stata lunga e complessa. Maldini non ha mai nascosto le sue ambizioni e la voglia di riportare il Milan in alto anche in Europa e nel Mondo, ma alla luce delle due sessioni di mercato successive è legittimo chiedersi quali garanzie abbia ottenuto con il rinnovo. Ritrovarsi ancora una volta a fare le nozze con i fichi secchi (40 milioni e spicci in estate, 0 in inverno) non dev’essere stato molto entusiasmante. Dunque perché restare a certe condizioni? Ha avuto maggiori rassicurazioni per il prossimo futuro? Tocca aspettare per capirci qualcosa.

Perché acquistare Charles De Ketelaere?
Attenzione, il focus non è sul nome in sé – il belga quest’anno ha toppato e magari non è il futuro campione che si sperava, ma sbagliare fa parte del gioco – quanto sull’idea tattica. Il Milan di Pioli si basa ormai da anni su un collaudato 4-2-3-1 in cui il trequartista di riferimento alla fine della fiera è sempre stato un centrocampista, più che una “mezza punta”. In principio fu Calhanoglu, poi nell’anno dello scudetto – dopo il flop Diaz – è toccato prima a Franck Kessié e nella fase decisiva del campionato a Rade Krunic. Quest’anno le poche prestazioni di grande solidità del Milan sono arrivate con un centrocampista puro a occupare quella zona di campo, che fosse Bennacer o molto sporadicamente Pobega (vs Juventus). E allora perché Maldini e Massara hanno scelto di investire quasi tutto il budget a loro disposizione su un trequartista ultra offensivo… che trequartista non è. De Ketelaere in Belgio ha quasi sempre giocato da finto centravanti o al più partendo dalla fascia destra, eppure al Milan qualcuno (Maldini? Massara? Pioli? Tutti e tre?) ha pensato bene di affidare a lui il ruolo del 10 atipico. Non esattamente un lampo di genio.
Qual è il futuro del progetto Milan?
Con i conti finalmente a posto in nome della giustissima sostenibilità, adesso il Milan deve capire cosa fare da “grande”. Maldini è stato molto chiaro nel post eliminazione in Champions: «È il momento di investire». Messaggio diretto a RedBird e a Gerry Cardinale, ma quali saranno le intenzioni del club? Quanto davvero si potrà andare a investire sul mercato? E quali sono le strategie di Maldini e co.? Si continuerà a puntare sulla linea verde (che però quest’anno è stata spesso bellamente ignorata dall’allenatore)? Si andranno a colmare le voragini sulla fascia destra e in attacco? Gli obiettivi saranno più ambiziosi del piazzamento tra le prime 4 che tanto bene fa alle casse societarie? Davvero c’è l’intenzione di riportare il Milan tra i top club europei? Attendiamo risposte, Paolo.

