Una serata speciale per tante ragioni, una di quelle che può cambiare una stagione, in grado di offrire uno switch mentale significativo. La coppa alzata al cielo di Riad non è la più prestigiosa, ma l’avversario, la dinamica della gara e il momento dell’annata, la rendono importante.
Il gruppo Milan ha risposto presente sia in semifinale che in finale. La reazione, la forza, la consapevolezza hanno reso possibile due rimonte che con un atteggiamento mentale diverso da quello avuto, non sarebbero mai state possibili.
Tra le quattro partecipanti al format Supercoppa Italiana 2025, il Milan appariva come la vittima sacrificale. Con un allenatore appena insediato, uno spirito e un animo ferito, sostanzialmente nessuno avrebbe pensato ai rossoneri come possibili vincitori.
Lo staff tecnico ha sicuramente restituito coraggio e dato nuovi spunti tattici, ma poi è sempre il campo a parlare, e in campo vanno i giocatori. Un atteggiamento profondamente cambiato è stato osservato a partire dal secondo tempo contro i bianconeri.
Sul rettangolo di gioco il Diavolo ha ritrovato il Maignan leader. Reattivo tra i pali, sicuro in uscita e decisivo in impostazione. Dai suoi piedi son partite azioni che hanno determinato il risultato e, seppure non sia la prima volta che accade, sottolinearlo in match così importanti ne aumenta chiaramente il valore.
Una leadership la sua, già riconosciuta da tempo ma la fascia data da Conceicao pare una scelta pressoché definitiva. Anche questo dettaglio può assumere un significato, perché fin qui il capitano è stato piuttosto cangiante, determinarne uno sarebbe una novità.
Intanto il capitano che ieri ha alzato la Supercoppa pare in uscita da Milanello. Rinnovo lontano e minuti contingentati un po’ in tutte le competizioni. Calabria alzando un trofeo nei suoi ultimi mesi rossoneri sembra un po’ imitare Romagnoli al suo passo d’addio con la coppa dello Scudetto a Reggio Emilia. Siamo al passaggio di consegne?


