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Tre certezze nel futuro del Milan, coronavirus permettendo

La pandemia si è portata e si sta portando via tantissime certezze della nostra vita quotidiana. Tra queste anche il calcio. Non si sa nemmeno se e quando si riprenderà a giocare. Tantomeno si possono conoscere i destini di calciatori e allenatori. In generale è molto molto difficile ipotizzare scenari di calciomercato quando non si sa ancora quando e in quali condizioni economiche riprenderà il calcio. In casa Milan, come ovunque, si naviga a vista e non si potrebbe fare altrimenti. Ma in mezzo a tante incertezze, ci sono 3 certezze che risalgono a prima che deflagrasse questo stramaledetto coronavirus. Lo scrivemmo a marzo e lo ribadiamo, anche perché le traiettorie dei fatti sembrano darci ragione. Le tre certezze nel futuro del Milan sono: Pioli, Rangnick e Ibra.

Allenatore. Pioli ricoprirà il ruolo di allenatore fino al termine di questa stagione e confermerà anche questa volta la sua immagine di “traghettatore”. La scelta stessa di Pioli al posto di Giampaolo lasciava prevedere che nei piani del Milan e in particolare del suo plenipotenziario Gazidis ci fossero altri programmi per la panchina futura. Lodevoli la professionalità e la pacatezza con le quali Pioli ha affrontato questa particolarissima stagione e non abbiamo dubbi sul fatto che manterrà lo stesso atteggiamento di qui fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Nel momento stesso in cui Rangnick dichiara: “Non mi occuperò di questioni finanziarie” e lascia dunque intendere che la sua responsabilità ricadrà esclusivamente sulla sfera tecnica, automaticamente certifica l’addio di Pioli. In panchina e a capo della panchina ci andrà lui.

Futuro. Rangnick è certo di allenare il Milan dallo scorso dicembre, quando trovò l’accordo con Gazidis, mentre Boban e Maldini cercavano di raddrizzare la barca che affondava portando a Milano capitan Ibra. Lo stesso Rangnick, attentissimo a tutti i particolari, aveva gradito che a metà gennaio le testate di mezza Europa avessero fatto venire allo scoperto il suo pre-accordo con il Milan. Fu proprio quella fuga di notizie che creò il corto circuito con Boban e Maldini. Invece di smentire la notizia Gazidis licenziò Boban, confermando di fatto l’arrivo del manager tedesco. Dunque da quel momento non ci sono più dubbi sull’arrivo di Rangnick che al di là delle dichiarazioni di facciata sta già lavorando alacremente sulla costruzione del suo staff nuovo di zecca. Il tedesco, come ha fatto nelle sue precedenti esperienze, si propone di radicare al Milan una nuova filosofia di gioco e di lavoro. Pretende carta bianca e Gazidis pare intenzionato a concedergliela, dimostrando almeno questa volta di credere ciecamente nel progetto. In questo caso dimostrerebbe progettualità e coerenza, che sono due elementi chiave per la buona riuscita delle “rivoluzioni”. In diretta tv mi sono lasciato andare a un’iperbole ricordando che anche Berlusconi venne deriso quando scelse di dare fiducia a Sacchi e alla sua rivoluzione calcistica. Lui difese Sacchi dalle critiche e dai primi risultati negativi. Il tempo lo ripagò abbondantemente. Allo stesso modo Rangnick potrebbe diventare il Sacchi di Gazidis, ma l’ad sudafricano dovrà essere paziente e coerente, anche se non dovessero arrivare i risultati. La differenza è che con Baresi, Maldini, Donadoni, Gullit e Ancelotti i risultati per Sacchi arrivarono non subito ma presto. Difficilmente Rangnick potrà contare sulle prime scelte del mercato e dunque dovrà essere ancora più bravo a valorizzare e rendere praticabile il suo progetto. Stiamo a vedere. Con fiducia.

Stella. Ibra chiaramente non fa parte del progetto di Rangnick e di Gazidis, che non l’avrebbe voluto nemmeno a dicembre. Lui stesso lo sa e lui stesso non vuole restare in una squadra che non potrà essere “Ibracentrica”, ma che sarà necessariamente Rangnick-centrica. Il 30 giugno si consumerà dunque il classico divorzio consensuale. A quella data però ci stiamo avvicinando con un percorso che non rende grande onore nè a Ibra che rimane in Svezia ad aspettare a differenza dei suoi compagni nè della società che glielo permette. Dire: “Torno solo se si ricomincia a giocare” non depone a favore della sua professionalità. Se non altro però Ibra almeno ha la scusa che continua ad allenarsi con l’Hammarby. Sempre meglio di Kessiè che, secondo le cronache para ufficiali, stava cercando un aereo per rientrare dalla Costa d’Avorio 20 giorni fa. E non l’ha ancora trovato. Credo che, oltre all’aereo, qualcuno in questa vicenda ci abbia perso la faccia.

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