Dal Castello, il nuovo stadio. Con un’anima tutta da costruire

Dopo anni di ipotesi, rinvii e progetti rimasti sulla carta, il nuovo San Siro comincia finalmente ad avere il peso delle cose reali. Non perché un plastico sia già un cantiere, ma perché vederlo esposto e raccontato dentro il Castello Sforzesco, nel cuore più riconoscibile di Milano, restituisce una sensazione diversa: questa volta siamo davvero vicini a voltare pagina.

BELLISSIMO E MODERNISSIMO 

Norman Foster e David Manica hanno dato forma a un impianto da 71.500 posti, con due curve da 11.600 spettatori ciascuna, 11.500 posti hospitality e una struttura alta 60 metri. Ma i numeri, da soli, non raccontano ciò che promette di diventare. Foster immagina uno stadio aperto, permeabile, capace di trasformarsi nel riferimento di un intero quartiere; Manica parte invece da una consapevolezza più delicata: «San Siro è un sentimento». È qui che il progetto deve ancora convincere fino in fondo. Nell’eleganza delle linee, nella razionalità del podio, nella ricerca della prossimità al campo si riconoscono ambizione e visione.

IL FATTORE UMANO

Si avverte meno, almeno per ora, quella milanesità evocata dai progettisti: il calore, la memoria, persino l’imperfezione che hanno reso il Meazza qualcosa di irripetibile. Ma sarebbe ingiusto chiederle a un modello in scala. Saranno le persone, le curve e le serate di partita a dare un’anima a questa architettura. Restano passaggi da affrontare prima del cantiere, certo, ma la sensazione è di non essere più davanti all’ennesima suggestione. Il punto, oggi, è un altro: Milano, dopo averne discusso per un’eternità, può finalmente guardare in faccia il proprio prossimo stadio con obiettivo la stagione 2031/32. E, forse, cominciare a crederci.

 

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