Carlo Liedholm, il figlio del Barone Nils, si è raccontato ed ha raccontato alcuni aneddoti relativi al padre, in un’intervista della Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole:
“Era un uomo avanti nei tempi, nel calcio e nella vita. Molto moderno, lo sarebbe anche adesso. Era curioso, attento, si interessava di tutto: arte, religioni, società. È stato un padre dolce, meraviglioso, non si arrabbiava mai. Era calmo, educato, sereno, ti ascoltava. Poi io sono sempre stato tranquillo, non gli ho mai dato problemi. Credo che non mi abbia mai sgridato, al massimo diceva: ‘No, Carlo, non fare così’. Ha fatto il corso e preso il patentino da allenatore a 20 anni. Giocava e pensava che un giorno sarebbe diventato un tecnico”.
“Raccontava spesso questo episodio. Una zingara disse che avrebbe girato il mondo, ma non sarebbe diventato ricco. Invece ha girato il mondo, ha fatto una finale mondiale con la Svezia nel ‘58, contro Pelé, l’anno in cui sono nato io. Ha vinto molto e ci ha fatto stare bene. Con papà stavano bene tutti. Un uomo generoso. Il primo a chiamarlo Barone in Italia? Non so. A Norrkoping lo chiamavano il Conte. Diceva che Barone era meno di Conte, che lo avevano sminuito. Ma era solo un vezzo…”
“La mamma era di una nobile famiglia piemontese. Il papà le voleva molto bene e l’ascoltava sempre. O quasi. Quando eravamo a pranzo e chiamava qualche giornalista, lui si alzava, andava a rispondere e restava delle mezze ore a parlare di calcio e la mamma si arrabbiava: ‘Ma Nils, finiamo di mangiare…’. E lui: ‘Nina, sono giornalisti, devono lavorare’. Papà aveva un grande rispetto per tutti”.


