Brocchi: “Allenare il Milan è stato emozionante”

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Nella giornata di ieri l’ex giocatore è allenatore del Milan, Christian Brocchi, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche del suo passato rossonero in entrambe le vesti. Ecco le sue parole:

Su Galliani e Berlusconi: “Sono uomini passionali che hanno vinto tantissimo nel mondo del calcio e che hanno grande esperienza. Si sono misurati con la Serie C prima e con la B dopo. Il presidente ha mostrato sempre tanta passione. Reputo il dottor Galliani uno dei tre migliori dirigenti in assoluto“.

Su Boateng e Balotelli: “Sono due ragazzi fantastici dal punto di vista umano e caratteriale. Non possiamo pensare di avere visto il miglior Balotelli o il miglior Boateng. Gli anni passano. Le loro condizioni fisiche non erano ottimali. Mario ha subito due infortuni, dopo si è messo sotto, ha lavorato sodo e ci ha dato una mano con sei gol. Iniziava a stare bene proprio negli ultimi 15-20 giorni. Prince ha dato tanto alla squadra dal punto di vista caratteriale e tecnico. Anche lui però verso la fine del campionato ha avuto dei problemi fisici“.

Sull’idea di fare l’allenatore: “I mister che ho avuto da giocatore erano certi che avrei fatto l’allenatore. Io non ci ho pensato fino alla fine della mia carriera. Un grave infortunio mi ha costretto a smettere anticipatamente. Ero avanti con gli anni, ma avrei potuto continuare per un paio di stagioni. Galliani mi chiamò per propormi di iniziare ad allenare partendo dal settore giovanile del Milan, dove avevo già cominciato da giocatore. Ho guidato gli Allievi per un anno, la Primavera per due stagioni. Penso che sia stato il percorso giusto per crescere“.

Sul periodo al Milan nel 2016: “Emozionante. Da calciatore con la prima squadra ho vinto tutto. Allenarla da inizio stagione è un conto, prenderla a due mesi e mezzo dalla fine del campionato è un’altra cosa. Era un compito molto difficile. Il gruppo non stava bene, c’erano problemi. Abbiamo giocato una grande finale di Coppa Italia con la Juve perdendo a pochi minuti dalla fine dei supplementari. È stata una breve esperienza, ma importante“.

Sulla finale di Coppa Italia: “Abbiamo perso per sfortuna. A livello di gioco e di tenuta della gara avevamo fatto bene. Poi affrontavamo una Juve forte con giocatori incredibili. I tre mandati in campo da Allegri, cioè Alex Sandro e Cuadrado e Morata, hanno contribuito al gol-partita. È mancato un pizzico di fortuna per portare le cose dalla nostra parte“.

La conferma per la vittoria: “Se non ci fosse stato il cambio di proprietà, sarei ripartito cominciando la stagione successiva come desideravo fin dall’inizio. La società fu venduta e i nuovi proprietari scelsero altre strade. L’ho accettato“.

Sugli allenatori a cui si ispira: “Sicuramente Carlo Ancelotti, ma anche la Fiorentina di Prandelli faceva un bel calcio. Ho giocato in squadre forti. Ricordo gli inizi al Verona: eravamo piccoli, ma giocavamo bene. Voglio che la mia squadra abbia quelle mentalità“.

Su come è nata la passione per il calcio: “Mio padre e mio nonno giocavano. In famiglia c’era passione. Da piccolino ero sempre col pallone tra i piedi: ho cominciato a farlo da quando ho mosso i primi passi. Il calcio è stata ed è ancora la più grande passione della mia vita“.

Sui suoi miti da ragazzo: “Sono sempre stato uno dei più piccoli della squadra. Mi piacevano i calciatori fisicamente come me. A parte Maradona amatissimo da tutti, ammiravo Donadoni, Evani, Marco Simone, Benarrivo, Davids e poi Di Livio: giocatori di fatica ma anche di qualità, con velocità e tecnica. Erano dei riferimenti per me“.

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