Bonera: “Lavorare con Pioli è speciale. Molte squadre in Champions vorranno evitarci. Sul futuro…”

Daniele Bonera, collaboratore tecnico del Milan e anche ex calciatore rossonera, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Gazzetta.it. Ecco le sue parole:

Sul ritiro a 38 anni: “Ho vissuto la mia ultima stagione al Milan a 34 anni e poi ho deciso di fare esperienza all’estero. Al Villarreal pensavo di fare un anno, poi mi sentivo bene e così ho fatto il secondo, il terzo e il quarto. Ecco, l’ultimo è stato un po’… incerottato e così ho smesso. Sono contento di aver chiuso a 38 anni, un traguardo che non è da tutti”.

Il ruolo di collaboratore tecnico: “Ho avuto la fortuna di tornarci subito come collaboratore tecnico. Ed è quello che desideravo, mi ritengo una persona fortunata”.

Sul ruolo dal allenatore: “Difficile a dirsi. Però è un percorso necessario, su cui mi sono incamminato grazie a persone che mi hanno insegnato tantissimo. Giampaolo, seppure per breve tempo, e poi ho avuto la grande fortuna di conoscere Pioli. Lui e il suo staff mi hanno fatto sentire importante e partecipe, e il mio grado di preparazione è aumentato. L’idea di allenare nella mia testa senza dubbio c’è. Se dovessero chiamarmi? Diciamo che non sarei preso alla sprovvista come due anni fa. Ora ho un grado di preparazione per poter gestire situazioni non solo di campo, ma anche di spogliatoio. Se arrivasse una chiamata la valuterei. Due anni fa avevo la possibilità di entrare nella gestione tecnica del Villarreal, ma la chiamata del Milan era impossibile da rifiutare. Era la situazione ideale nel momento ideale, e dopo tanti anni siamo riusciti a tornare nell’habitat naturale del Milan, ovvero la Champions”.

Sui compagni del passato: “Chi mi ha fatto più ridere? Senza dubbio Pirlo, un insospettabile. Viene dipinto come un musone, ma è esattamente il contrario. I più pazzi erano Balotelli-Cassano. Il rapporto migliore ce l’ho avuto con Gilardino, con cui ho condiviso anche Parma. Amici prima e amici adesso”.

Su Ancelotti: “Chi mi ha trasmesso di più? Al Milan sicuramente Ancelotti. Al Parma agli inizi Prandelli, ma se devo dire nome che mette d’accordo tutti dico Mazzone a Brescia. Per me è stato come un padre. Mi ha fatto esordire, mi ha cresciuto. Lo saluto con grandissimo affetto”.

Il titolo più bello: “Senza dubbio la Champions. Vincere quella coppa è qualcosa di incredibile. Confermo: è il trofeo più bello da vincere”.

Il particolare debutto da allenatore con il Milan: “Un’esperienza bellissima. Sono successe tantissime cose quest’anno, ma questa la ricordo con grande orgoglio. Ho debuttato contro Gattuso a Napoli, poi ci fu il Lilla e quindi la Fiorentina. Tre partite difficili, ho vissuto settimane di tensione, però avevo il supporto a 360 gradi del mister. Pioli è stato fondamentale, così come Maldini e Massara, figure molto importanti. Comunque devo dire che gestire riunioni tecniche e dirigere allenamenti mi ha proiettato verso quello che potrebbe essere il mio futuro. Ho preso una squadra che era in una buonissima condizione fisica e mentale, e i ragazzi mi hanno aiutato tantissimo. Un’esperienza che mi ha fatto crescere. E devo dire che poi in panchina mi sono sentito a mio agio. Diciamo che tutto quanto ha riguardato la preparazione è stato molto stressante, poi a partita iniziata mi sono sentito bene”.

Su Pioli: “Ha tante doti, ma direi il suo modo di gestire l’allenamento e lo spogliatoio. Non sembra, ma sa essere molto duro quando occorre ed è esuberante negli allenamenti. Ma anche meticoloso e concentrato. Una bellissima sorpresa. Lavorarci insieme è speciale. La medaglia d’oro per rapporti umani spetta a Murelli, il vice di Pioli. E anche a Davide Lucarelli, che è un collaboratore come me. Anch’io comunque riesco a capire determinate situazioni o stati d’animo, avendo smesso di giocare da poco”.

Su Kessie: “Chi mi ha stupito di più? Direi che non ci sono dubbi se faccio il nome di Kessie. Una crescita non solo tattica, ma anche a livello umano, nella gestione dei compagni. Ha dimostrato di essere un leader vero. Sullo stesso gradino potrei mettere Kjaer. Persone che ti danno una base di affidabilità nei momenti più complicati. Come squadra abbiamo fatto qualcosa di davvero grande”.

Su questo Milan: “Un gruppo di ragazzi giovani, con qualche guida più esperta. Un gruppo esuberante, ambizioso e in certi momenti anche sfacciato nel nostro modo di giocare, che non è cambiato nemmeno nei momenti poco positivi. Il nostro segreto è stato la volontà di confrontarsi con squadre con ambizioni diverse mantenendo quella sfacciataggine”.

Gli allenamenti: “Intanto diciamo che a Pioli piace condividere, apprezza molto le idee e la collaborazione. Si parte con una riunione generale, poi ognuno si dedica ai propri compiti separatamente. Spesso si va sull’analisi delle partite a livello individuale che poi sfocia in lavori di perfezionamento nei gesti tecnici, o movimenti, a fine allenamento. Oppure alla valutazione delle strategie per la domenica all’interno dell’allenamento”.

Il Milan in Champions: “Sono convinto che pur partendo in quarta fascia, ci sono tante squadre che non ci vorrebbero nel loro girone. In Champions ci sono partite diverse, magiche, e devono essere vissute con la stessa esuberanza vista in questo campionato”.

Sul Milan Femminile: “Mi piace molto. Tra l’altro Ganz le allena benissimo, ne abbiamo parlato poco tempo fa, ero curioso di capire come si trovava ed era contentissimo. Peccato per la sconfitta in finale di Coppa Italia”.

Su Ibrahimovic: “L’ho vissuto anche da compagno e posso dire che è cambiato. E’ diventato più riflessivo, gli piace parlare con i giovani e col mister, un dialogo continuo. Visto da fuori pare uno spaccone, ma in realtà è molto attento e sensibile alle vicende, anche personali, dei compagni. Passa un’immagine stereotipata di lui che non è reale”.

Allenare il Milan in futuro: “Allenare il Milan è il sogno di tutti, ma mi sa che c’è una bella lista d’attesa e mi devo mettere in coda… Ora comunque c’è Pioli e il Milan in buonissime mani. Però per chi come me è milanista da sempre, è normale che quel sogno lo culli più degli altri”.

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