Ex Milan, Boban: «Nulla ha senso se i rossoneri sono felici in caso di partecipazione in Champions League»

Zvonimir Boban ha parlato di Milan al panel “Sky Calcio Show – Lo spettacolo delle coppe“, presente a Trento all’interno della rassegna del Festival dello Sport. Le sue dichiarazioni più importanti.

POLEMICA DEL PRESENTE E NOSTALGIA DEL PASSATO

«Se diciamo che l’obiettivo del Milan è andare in Champions League, allora nulla ha senso. Ma vi rendete conto? Sono cambiati i tempi..ma il Milan è il Milan, deve vincere, non partecipare. E vale lo stesso anche per la Juventus e l’Inter: l’ambizione non può essere centrare la qualificazione in Champions, devono vincere».

«Finale con il Barcellona finita 4-0? Pochissimi l’hanno notato, ma quella sera abbiamo cambiato gioco. Con rombo largo, Albertini su Guardiola, io e Donadoni larghi. E’ stata la mia partita più importante con il Milan».

«Capello era un grande allenatore perché capiva noi, e capiva molto più di noi. Di lui ho sempre apprezzato la chiarezza, era trasparente. E’ stato lui a formarmi come calciatore: io in Croazia, ex Jugoslavia, giocavo da 10, ma in sei campionati non ho recuperato un solo pallone. Con Capello ho imparato cosa significa, davvero, giocare per la squadra».

«Io avevo le offerte di Barcellona, Real Madrid, Marsiglia che all’epoca era un top club e mi offriva il doppio del contratto. E ho scelto il Milan, valeva per me e per tutti: se ce la facevi in Serie A, che era il punto d’arrivo, ce la potevi fare ovunque».

Ex Milan: Paolo Maldini e Zvonimir Boban (Photo Credit: Sportimage / PA Images / IPA via IPA Agency)
Ex Milan: Paolo Maldini e Zvonimir Boban (Photo Credit: Sportimage / PA Images / IPA via IPA Agency)

1 commento

  1. […] Boban parla di un Milan che conosce bene, quello abituato a considerare la vittoria come una conseguenza naturale della propria dimensione. È un richiamo all’identità ed è difficile contestare l’idea che il Milan debba sempre puntare al massimo. Ma c’è un elemento che non può essere ignorato, ovvero che quel Milan apparteneva a un calcio completamente diverso. Gli anni Ottanta e Novanta avevano equilibri economici, proprietà e dinamiche di mercato lontanissimi da quelli attuali. Prendere quella realtà come parametro diretto per giudicare il presente rischia quindi di essere fuorviante. […]

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