Baresi: «La torcia olimpica? E’ stato pazzesco, mi tremavano le gambe e forse anche la mano. Come sto? Molto meglio»

Nessuno meglio di lui poteva portare la fiamma olimpica sul terreno di gioco di San Siro, lo stadio dove ha costruito la sua leggenda. Franco Baresi è stato tra i protagonisti della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, e ha raccontato le sue emozioni in un’intervista al quotidiano La Repubblica. Di seguito le parole di Baresi:

Le parole di Baresi

«Sono stati i momenti più emozionanti della mia vita sportiva: mai provata una sensazione del genere. Hai quella torcia tra le dita e sai che contiene la storia dello sport, e un po’ anche quella della civiltà umana. Un simbolo fortissimo. E’ stato pazzesco, mi tremavano le gambe e forse anche la mano. Lo stadio Meazza è stato la mia casa per vent’anni, e a casa ci sentiamo tutti al sicuro, stiamo tutti meglio. Mi ha emozionato entrare nello stadio, portare il fuoco lì dentro, proprio io. La torcia, cioè i valori immortali dello sport: la pace, il rispetto delle regole e dell’avversario, l’amore, la correttezza».

«Io Olimpionico nel 1984? Anche quella, in America, un’esperienza unica. Perché puoi avere vinto scudetti e coppe, ma per un atleta non c’è niente come le Olimpiadi: vale anche per noi calciatori, nonostante in molti pensino il contrario. Io ho sempre pensato che gli atleti siano la parte migliore dello sport. Il mondo cambia, i soldi lo hanno un po’ stravolto, ma il senso olimpico è immortale. Ha ragione il nostro presidente Mattarella: le Olimpiadi siano il richiamo alla pace e alla fratellanza. Perché, io lo so: tutto è così fragile, tutto dura così poco».

Baresi sulle sue condizioni dopo la rimozione di un nodulo ai polmoni

«Quando l’ho saputo? Un mese e mezzo fa, più o meno: mi ha telefonato il presidente del Coni. Io ho risposto: “Siete sicuri?, guardate che non sono tanto in forma”. “Tranquillo”, mi ha detto il presidente, “non dovrai fare troppa strada”. E così è stato. Un grande onore, del tutto inatteso. Se sapevo che lo avrei condiviso con Bergomi? All’inizio, no. L’ho scoperto dopo. E siamo stati bravi a mantenere il segreto, davvero questa cosa non la sapeva nessuno».

«Come sto? Sto meglio, molto meglio. Il peggio è passato, anche se è stata dura. Essere un atleta mi ha aiutato a lottare, e il mio corpo mi ha permesso di resistere. Io ho sempre lottato, in campo e fuori. Nessuno mi ha mai regalato niente. La cosa più difficile accettare è che tutto cambi in un istante. Nessuno lo mette in conto, prima che succeda. Nessuno è davvero pronto ad affrontarlo, però poi si deve, non c’è scelta. Ma adesso i miei polmoni funzionano di nuovo bene, e penso solo al futuro. L’accoglienza? La gente sa quello che mi è successo, e io so che la gente lo sa. Non c’è bisogno di tante parole. Il calore mi è arrivato addosso fortissimo», conclude Baresi.

Cerimonia d'Apertura Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 a San Siro: Franco Baresi e Beppe Bergomi tedofori (Photo Credit: Jasper Jacobs / Belga / Shutterstock / IPA via IPA Agency)
Cerimonia d’Apertura Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 a San Siro: Franco Baresi e Beppe Bergomi tedofori (Photo Credit: Jasper Jacobs / Belga / Shutterstock / IPA via IPA Agency)
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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