Il nuovo nome per l’attacco del Milan è quello di Mateo Retegui. In realtà, l’ex Atalanta era stato accostato ai rossoneri anche in precedenza ma nelle scorse ore è tornata prepotentemente di moda la sua candidatura per il prossimo numero 9 da regalare ad Allegri. A Tuttosport è intervenuto l’ex compagno di squadra al Genoa dell’attaccante, Milan Badelj, che ha fortemente consigliato al Milan di prenderlo.
Milan, senti Badelj: «Retegui può fare la differenza»
«Uno come Retegui – ha detto Badelj –, in una squadra forte come quella rossonera, che porta gli attaccanti dentro l’area, può esaltare le proprie caratteristiche. Per me è sicuramente in grado di essere il numero 9 del Milan. Ha il gol nel sangue. Lo sente. È un attaccante che se la partita è morta, non sta succedendo niente di che, riesce a dare una scossa improvvisa. È uno che indirizza la gara grazie alla sua concretezza. Può fare la differenza per fame e capacità realizzativa.
Come Gilardino e Inzaghi? Per me loro erano dei fenomeni. Non sono oggettivo su di loro. Retegui fa parte del livello massimo degli attaccanti europei. Quello senza discussione. Serie A? Non voglio parlare del livello qualitativo dell’Arabia Saudita, ma è bello vedere i giocatori forti nei campionati top come il nostro.
Con Allegri lo step decisivo? A livello teorico sì. Però il punto è che Mateo potrebbe segnare quei 15 gol pesanti che ti portano punti decisivi. All’Atalanta si è esaltato a livello di marcature segnando tantissimo. Al Milan, che magari gioca in modo più conservativo, potrebbe essere determinante in quelle partite equilibrate, bloccate, dove serve la giocata per essere decisivi. Questa è anche la bellezza del calcio, perché ci sono tanti modi e stili di gioco con cui puoi vincere.
Magari Retegui al Milan non segnerebbe 40 gol, ma potrebbe conquistare lo scudetto grazie a quei 15 centri pesantissimi che varrebbero moltissimo per la squadra. A tal proposito le svelo una cosa: Mateo non è uno di quei classici attaccanti che sta male se non segna. Preferisce il risultato di squadra, alla gloria personale. Se va a segno, ma il team perde, è triste in ogni caso. Al contrario, se non segna, ma si battono i rivali, è felice. E questo comunque per un gruppo è un fattore importante».


