HomeIn evidenza"Back to business", il calcio ai tempi del coronavirus

“Back to business”, il calcio ai tempi del coronavirus

È il sogno di tutti i bambini, il desiderio di ogni giovane calciatore. Giocare in Serie A, davanti a milioni di persone, una popolarità che non tramonta mai, milioni di euro attorno alla tua persona. Persona che diventa calciatore, idolo che diventa bandiera. Una maglia con il nome, una persona che fa il calciatore. Il calcio, anche durante l’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo, ha preso la sua posizione: si riparte. Troppo importante il ruolo del calcio nella nostra società? Troppi milioni attorno al pallone? Uno svago per molti? Non lo sappiamo, ma si riparte. Con le regole imposte dal Governo, le restrizioni di ogni club e le modalità per evitare il contagio. Se così si può dire. Il giocatore resta però una persona, un papà, un figlio. Una persona non immune al coronavirus, ma una pedina essenziale per un motore che fa fatica a premere il tasto “off”.

Anche i giocatori del Milan stanno rientrando in Italia: i rossoneri all’estero riprenderanno con i compagni gli allenamenti. Prima una quarantena di quindici giorni, poi i test fisici e gli allenamenti con le restrizioni, poi arriverà il momento delle partite con altrettante regole da rispettare. La foto del giorno è quella di Calhanoglu, con la moglie e la figlia. I tre, stanno tornando in Italia: “Back to business“, si legge nel post pubblicato su Instagram. Emblematico. Per tanti motivi. “Business” è il miglior modo per rappresentare il calcio in questo momento, centro. Un pensiero va ai milioni che fanno girare il calcio e mai come ora nel bilancio, la vita non vale i soldi. Insegnamento numero uno. La bambina piccola, nella foto di Hakan, è l’altro indizio social del momento: una piccola che non vedrà il papà per settimane che rientrerà a fare il calciatore. Consapevoli della difficoltà di numerose famiglie in Italia e non solo, l’immagine fa male. Il calciatore, con tutto l’amore e il rispetto per il calcio, è un lavoro che prevede contatto fisico, vicinanza, pericoloso in questo momento e che coinvolge – come detto – persone, papà, figli e anche mariti. Ma come dice Hakan, torniamo al business.

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