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Diciannove anni dopo l’esordio, grazie Carlo Ancelotti. Che questo numero possa portare bene…

Sono trascorsi diciannove anni. Ben diciannove, da quell’esordio particolare di Carlo Ancelotti sulla panchina, in un Milan-Perugia di Coppa Italia finito 3-0. Da calciatore ad allenatore, qualcosa che molto spesso non combacia nel passaggio da un ruolo all’altro. Eppure, quel campione in mezzo al campo è riuscito a diventare un campione anche sulla calda panchina dello storico e glorioso club rossonero.

L’inizio di un’era

Carlo subentra dopo pochi mesi e fra mille difficoltà, la pazienza ed i calciatori giusti aiuta il diavolo a rialzarsi. Il Milan cambia pelle e in campionato riesce a conquistare il quarto posto che vale l’accesso ai preliminari di Champions League. Carletto sta gettando le basi di un ciclo fatto di trionfi e coppe, cosa che forse non avrebbe immaginato nessuno.

Se il primo anno vengono gettate le basi più solide che regalano un minimo di certezza ai tifosi e alla dirigenza, il secondo è quello del salto di qualità. Si capisce subito quanto il Milan abbia voglia di vincere: arrivano in rossonero giocatori come Seedorf e Nesta. Senza dimenticare che dal Barcellona viene acquistato Rivaldo.

La qualità in mezzo al campo inizia ad essere davvero significativa, crescono allora le aspettative e la palla passa ad Ancelotti che deve mischiare le carte per avere la mano giusta, vincente. Qualche tifoso ricorderà certamente la notte di Manchester 2003.

Il Trequartista

Il mercato estivo, quello che piomba subito dopo la vittoria della Champions contro i rivali della Juventus, è quella in cui il Milan cerca di rinforzare la rosa ancor di più, senza eccessi, ma piuttosto con acquisti mirati. Dal Brasile arriva una benedizione, Kakà. Si sprecano le battute su questo 21enne con l’aria da studente in Erasmus, storica citazione di Ancelotti, che non ha dubbi: il brasiliano è un fuoriclasse. Ne fa le spese un Rivaldo discontinuo che dirà addio al Milan, mentre Rui Costa sa che dovrà ricoprire il ruolo da riserva di lusso.

Gli altri uomini con il passare degli anni restano gli stessi. Il solito Gattuso che corre per tre, quattro, cinque. Poi gli intoccabili Seedorf e Pirlo. Kakà agisce alle spalle della coppia formata da Inazghi Shevchenko, e sarà tra i protagonisti della cavalcata rossonera verso il diciassettesimo scudetto.

Da lì in poi si capta benissimo quanto quello sia diventato il Milan di Carlo Ancelotti, che sa quali tasti toccare per far accendere la luce al suo meraviglioso gruppo.

Diciannove

Le stagioni 2005 e 2006 sembrano maledette per il suo Milan. Incanta, gioca probabilmente il miglior calcio del mondo, ma non alza la coppa dalle grandi orecchie. Il genio Carlo deve soltanto attendere, lavorare, far giocare i suoi uomini. Con il passare del tempo e il calcio che si evolve, nasce l’esigenza dell’albero di natale, non un solo trequartista ma ben due. Fattore che inizialmente fa storcere il naso al Presidente Berlusconi, ma che si rivela incredibilmente efficace.

Per l’ennesima volta le intuizioni di Carlo Ancelotti sono geniali. Il Milan Europeo viaggia come un treno e dopo aver eliminato Celtic, Bayern Monaco e il Manchester United di Cristiano Ronaldo, anche grazie ad uno splendido 3-0 sotto il diluvio di San Siro, si presenta ad Atene per la tanto attesa rivincita contro il Liverpool.

Sono trascorsi diciannove anni, dunque, per un Carlo Ancelotti che è arrivato in punta di piedi, raggiungendo un quarto posto, prima di avere tra le mani una delle squadre più forti del mondo. La speranza – senza fare clamorosi paragoni – è che un cammino analogo possa essere compiuto da Stefano Pioli. Diciannove anni dopo. Il boomerang giusto per lo scudetto numero diciannove? Non mi vogliate male.

Milan: Stefano Pioli - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Stefano Pioli – Milanpress, robe dell’altro diavolo

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