Amorim e altri rimedi… ma qual è quello per il Milan?

C’è un momento in cui provare è necessario. E ce n’è un altro in cui bisogna smettere di cercare e iniziare a scegliere. Ma poi fare in modo che queste scelte siano definitive. Per il Milan di Ruben Amorim, quel momento sembra essere arrivato. Non perché cinque partite siano sufficienti per giungere a sentenze definitive, ma perché alcune risposte sono già arrivate dal campo e continuare a ignorarle rischia di diventare un problema.

Il pareggio contro la Lazio aveva consegnato al tecnico portoghese un’indicazione piuttosto evidente: il Milan che aveva rimontato due gol nella ripresa, con Pulisic e Moreira in campo, era sembrato molto più vivo rispetto a quello del primo tempo. Eppure, tre giorni dopo, contro il Benfica, quella spinta non è stata riproposta dall’inizio. Pulisic e Moreira sono partiti dalla panchina, così come Rabiot, mentre Modric non è nemmeno entrato.

Un turnover (NON) ragionato per i prossimi impegni… alla prima – e forse anche la più difficile – di Europa League. Terracciano in difesa, Bartesaghi sulla fascia, Jashari a centrocampo, Hutchinson sulla trequarti. Tutti giocatori che possono scendere in campo, certo, ma che forse non erano pronti ad essere schierati dall’inizio (per alcuni era la prima volta) in una partita che un po’ di importanza l’aveva. Risultato? 0-2 e prestazione da dimenticare, che ha riacceso tutti i dubbi sulla gestione delle scelte.

Tante combinazioni, poche soluzioni

Sarebbe però troppo semplice ridurre tutto alla parola turnover. Amorim ha spiegato le sue scelte e continua a farlo sin da quando è arrivato. L’allenatore portoghese vuole coinvolgere tutta la rosa e non ci pensa nemmeno di affrontare una stagione con undici giocatori fissi. Principio condivisibile e necessario, sì, soprattutto con una partita ogni tre giorni, ma ogni tanto – specie all’inizio – bisogna provare a dare continuità.

Tante combinazioni, poche soluzioni. Soprattutto sulla trequarti, i giocatori che sono stati schierati in queste prime cinque uscite stagionali sono un numero indefinibile. Da Loftus-Cheek a Saelemaekers, da Rabiot a Cisse e Hutchinson, molti anche fuori ruolo, sempre come esperimento e mai come scelta definitiva.

La formazione “sbagliata” ad ogni partita si riflette su un altro dato abbastanza significativo: il Milan non ha mai segnato nel primo tempo in queste prime cinque partite della stagione. Non solo una questione di gol, ma di approccio e di qualità con cui la squadra scende in campo.

Alcune risposte sono già arrivate

Per questo il passaggio successivo non può essere un altro esperimento. Alcuni giocatori hanno già dato indicazioni sufficienti per meritare una situazione più stabile. Moreira, ad esempio, è entrato contro la Lazio e ha rimontato la partita con una doppietta in due minuti. Pulisic ha fornito l’assist per il primo gol e resta uno dei giocatori più capaci di aggiungere movimento, qualità e imprevedibilità negli ultimi metri. Rabiot, invece, rappresenta una soluzione di esperienza e qualità in mezzo al campo. Per non parlare di Modric che, nonostante una prova opaca a Roma, se gestito può e deve essere fondamentale nello scacchiere rossonero sempre e comunque.

Chi ha giocato titolare di questi nell’ultima partita? Nessuno. Adesso, quanto scritto sopra non significa che questi quattro debbano giocare sempre e sempre titolari. Risulta però difficile pensare che una squadra ancora alla ricerca dei propri automatismi possa rinunciare contemporaneamente a tutti loro in una partita importante. Contro il Benfica è successo. E il Milan ha prodotto una prestazione troppo povera per l’Europa e troppo povera per San Siro. Una sconfitta che ha confermato quanto sia ancora fragile una squadra che continua a cambiare tutto da una partita all’altra.

Qual è il rimedio di Amorim per il Milan?

Adesso si deve voltare pagina. Non dalla sconfitta, quello può capitare, bensì da delle idee stravaganti e poco continuative che non hanno fatto altro che mettere in difficoltà il Milan in questo inizio di stagione. Ora c’è il Lecce, poi la sosta in cui si potranno fare tutti gli esperimenti del caso (Nazionali permettendo). Per Amorim è arrivato il momento di mettere in atto quello che potrebbe essere il rimedio per il suo Milan. L’allenatore sembra orientato a schierare – questa volta per davvero – la migliore formazione, o quantomeno a inserire un paio di giocatori importanti tutti insieme e accantonare per un po’ gli esperimenti.

È esattamente quello che serve. Non il Milan dei titolari intoccabili per tutta la stagione. Non una formazione da riproporre automaticamente ogni tre giorni. Ma una formazione-base, una struttura riconoscibile, un gruppo di giocatori che sappia cosa fare e che possa essere modificato in base all’avversario senza essere completamente stravolto. Perché ad agosto sperimentare è normale. A settembre bisogna iniziare a capire cosa funziona davvero. Il Milan non ha bisogno di undici giocatori diversi ogni domenica. Ha bisogno di una squadra che faccia capire quali siano le proprie certezze. Ma prima, queste certezze bisogna trovarle. Amorim deve costruire il suo Milan. Non continuare a cercarlo.

Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Federico Manoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Federico Manoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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