In casa Inter è scoppiato il polverone Hakan Calhanoglu. E l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ripercorre la carriera alquanto turbolenta del turco, con i suoi addii che sono sempre stati turbolenti. Nel 2011, a 17 anni, siglò un precontratto col Trabzonspor ma giocava nelle giovanili del Karlsruhe. Si accordò per un contratto con centomila euro di bonus. E la promessa che a 18 anni sarebbe volato a Trebisonda. Non andò così: l’Amburgo gli promise un contratto a cifre più alte e il Trabzonspor si ritrovò senza di lui. La diatriba si è conclusa con quattro mesi di squalifica e centomila euro di risarcimento.
Quello all’Amburgo passò alla storia come il grande strappo alla piazza che gli aveva permesso di giocare in Bundesliga, il tutto dopo aver detto “Voglio diventare una colonna”: nel 2014 salutò dopo aver firmato il rinnovo. Il 18 giugno presentò un certificato con su scritto “depressione” e non si presentò in ritiro. Colpa degli insulti ricevuti dai tifosi dopo la notizia dell’addio. Hakan cambiò numero, si rese irreperibile e non rispose nemmeno all’allenatore. Passò al Bayer per 15 milioni e si presentò agli allenamenti.
Una ferita come quella inferta ai tifosi rossoneri. Nel 2021 lasciò il Milan a parametro zero dopo 32 gol in quattro anni. Nel 2024, dopo aver vinto lo scudetto con l’Inter, sbeffeggiò i suoi vecchi tifosi con un post ironico. E in occasione del primo gol ai rossoneri su rigore esultò con le mani dietro le orecchie. E adesso, l’addio turbolento ai nerazzurri…


