L’ex rossonero Massimo Ambrosini ha rilasciato una lunga intervista a DAZN in cui ha parlato anche del periodo al Milan e di derby. Di seguito le sue dichiarazioni al programma Legends Road.
Ambrosini su Berlusconi
«Il periodo che ho fatto io forse era quello in cui è stato meno presente. Era incredibilmente carismatico. A me fa impressione che la nostra era una società snella, adesso per me c’è un po’ di dispersione».
Sul suo Milan
«Eravamo tutti amici, un gruppo bellissimo, non c’erano dei clan. È sempre una questione di ego, quando uno riesce a confinare o mettere limiti al proprio ego e pensare che devi mettere il tuo ego a disposizione del gruppo allora lì trovi il modo di andare d’accordo. Noi avevamo delle personalità dall’ego smisurato, ma è anche giusto, devi averlo, ma poi c’è quello che l’ego lo mette a disposizione solo di se stesso perchè la finalità è dare da mangiare al proprio ego a prescindere dal risultato di squadra, quello viene emarginato. Noi siamo stati in grado di gestirci tra di noi, anche quelli non italiani. Maldini era il leader. Noi ci divertivamo, eravamo un gruppo di 10 persone che giocavano insieme da una vita, ci si prendeva costantemente in giro, eravamo un gruppo di persone di livello. Nel gruppo c’era rivalità, se parli con tutti noi c’era la volontà di provare a rubare il posto all’altro, la sana rivalità, quella c’era».
Sul derby
«All’inizio terrorizzante per me. Io il primo Derby lo gioco nel ’95 o ’96. Il primo tempo in panchina, mi buttano poi dentro e non avevo idea neanche di dove fossi. Segna Marco Branca, io entro sull’1-0 per loro. All’inizio io ero pietrificato, era una roba che mi sembrava più grande di me. Migliorata coi minuti? No, ero piccolo, avevo 18 anni, non ricordo nulla. Ricordo la tensione che era diversa. Sentivo molto i tifosi, la pressione, l’ho sentita molto di più nei primi anni, in quegli anni lì Milano era così».
Sul giocatore con cui aveva più sintonia in campo
«Seedorf, ma con Clarence ce l’avevano tutti perché era fortissimo. Da centrocampista per fare una bella figura devi avere qualcuno che si smarca per il passaggio e Clarence faceva sempre il movimento».
Se ricorda i trofei
«Le vittorie sono quelle che ti rimangono, ma se ti devo dare un flash della mia vita sportiva ti dico quando sono entrato a Milanello, quasi più delle vittorie. Emozione diversa, però la cosa che sento più mia è quella per vari motivi. Un altro ricordo vivo che ho è il momento in cui faccio stretching prima di Milan-Manchester United, ma anche l’entrata in campo a Manchester per la finale con la Juventus».
Sulla rivalità con l’Inter
«C’era un gruppo forte loro e un gruppo forte nostro. È stata una rivalità facile da alimentare perchè eravamo sempre gli stessi sia noi che loro. E si sentiva, anche perchè in Italia e in Europa eravamo noi. È stato forte quel periodo li, quando si giocava contro c’era tanta tensione, tanta rivalità e tanta adrenalina. Parlando del passato si rischia di sminuire il presente. Io non voglio mancare di rispetto alle rivalità di adesso ma onestamente quel momento storico, per le personalità e i calciatori che c’erano in campo, era una cosa molto forte».


