Che il Milan non stia attraversando il miglior periodo della sua storia recente, è chiaro a tutti. Anzi, per esser precisi, dati alla mano, i 48 punti che ha raccolto ad oggi il Diavolo coincidono col punto più basso degli ultimi dieci anni in Serie A alla giornata numero 31. Uno score che, comprensibilmente, ha smosso critiche a pioggia su tutti i membri del gruppo rossonero, senza esclusioni. Nel mirino c’è perlopiù la società, rea di non aver accompagnato a dovere un progetto iniziato male quest’estate, tra improvvisazioni e ripensamenti, e proseguito ancora peggio nei mesi successivi.
Saltando qualche tappa, veniamo al dunque. Nelle ultime ore, come spesso accade in un momento di crisi sportiva nel nostro paese, a pagarne le conseguenze c’è anche chi, come Santiago Gimenez, “all’avventura” rossonera si è unito molto dopo gli altri. Il riferimento va ovviamente alle statistiche non eccellenti del messicano in questi ultimi due mesi, dopo l’avvio scoppiettante tra l’esordio di Coppa Italia (assist) e la tripletta Empoli-Verona-Feyernood. Proprio al match casalingo contro i suoi ex compagni risale l’ultima esultanza di Santi, che da lì in poi ha faticato ad incidere.
A metter pepe alla vicenda ci sono poi le esclusioni dall’undici titolare delle ultime tre partite, in cui a partire dal 1’ è sempre stato Tammy Abraham. Ma una spiegazione c’è. Durante la sosta nazionali, Gimenez ha rimediato un piccolo problema alla caviglia mentre l’ex Roma, rimasto a Milanello, ha potuto lavorare di più con i compagni e per questo, giustamente, a Napoli è partito titolare. Il rendimento positivo (tra cui il gol nel derby) ha spinto Sergio a dare continuità alla sua scelta, “approfittando” di un Gimenez non al top della condizione fisica e mentale post errore dal dischetto al Maradona.
Nelle ultima partite è tornato a far buone impressioni anche Luka Jovic, completamente dimenticato da tutti prima della trasferta partenopea. La somma di tutto questo avrebbe dunque portato il Bebote, secondo qualcuno, ad essere la terza scelta di Conceicao, con l’aggravante dei 9 milioni spesi per ogni sua rete (ad oggi). Un ragionamento che non sta in piedi, in primis perché Santi è un investimento a lungo termine e non un “usa e getta”.
E poi ci sono diversi altri fattori da considerare. Ricordiamoci che Gimenez è arrivato da pochi mesi (e pure acciaccato) e dunque è naturale che serva un periodo di ambientamento, specie se si tratta della sua prima esperienza in un top club europeo. E se poi di fronte ha un Milan tutt’altro che compatto e organizzato… è dura per chiunque. Non sta convincendo Joao Felix, che ha un passato in diversi top club europei, e non ha lasciato ottimi ricordi nemmeno il campione d’Europa Alvaro Morata, dunque perché non aspettare un classe 2001 al primo grande banco di prova? Santi potrà essere valutato solamente da agosto 2025 quando (ci si augura) il Milan avrà un progetto tecnico all’altezza. Al momento, dunque, non è per nulla il messicano il problema del Milan, ma casomai viceversa. E tutto ciò che ci gira intorno.


