Contro le prime cinque in classifica in questa stagione, il Milan ha collezionato sei sconfitte in sei partite. Un ruolino che dice molto del livello tecnico ma sopratutto caratteriale di questa rosa. Ad eccezione del derby d’andata e della batosta di Bergamo, in tutte le altre sfide, il Diavolo ha perso nonostante più spesso non meritasse di perdere. Ma non è sfortuna o casualità, è più verosimilmente mancanza di personalità.
Al Via del Mare lunedì sera, non a caso, si è vista una squadra meno condizionata mentalmente, pimpante, che ha aggredito il Lecce nella sua metà campo per novanta minuti, con la convinzione di essere superiore e dimostrandolo per una volta anche nel punteggio.
La speranza è che domenica contra la Roma, “l’ultima” delle top 5, si possa rivedere di nuovo un atteggiamento simile e non una squadra contratta dall’ansia o da complessi di inferiorità. Servirà coraggio perché Fonseca quest’anno spesso ha preparato le sfide con mentalità offensiva; pressing alto portato sopratutto dagli uomini offensivi e attacco degli spazi con tanti uomini a riempire l’area avversaria.
Un po’ quello che abbiamo purtroppo subìto a Torino in Coppa Italia contro la Juventus, e non certo perché fossimo in dieci uomini. Il vero scatto in termini qualitativi, i rossoneri devono trovarlo dando continuità ad un’attitudine più audace. Anche perché la consapevolezza può crescere solo coi risultati e seppur si tratti di un’annata particolare, c’è necessità di un bottino pieno con una big, per provare a puntare davvero ad un posto in Europa.

