Caro Brahim Diaz, la domanda che sorge spontanea, dal cuore di ogni tifoso rossonero (oltre a tutti quelli che, come me, ancora ti schiera imperterrito titolare al fantacalcio…) è questa: ma lo sai che nel gioco del calcio non è obbligatorio segnare portando la palla fin oltre la linea di porta? No perché ultimamente questo sembra essere sfuggito al giovane spagnolo, ma anche a molti del suoi compagni di squadra.
Brahim Diaz non segna più, ma non è l’unico colpevole
Analizzando le gare del Milan, c’è un dato che definire allarmante è quasi riduttivo: perché tutti vogliono entrare in porta con il pallone? Perché tutti cercano di tirare in porta ma lo fanno, come se fosse scritto nel regolamento, da dentro l’area di rigore? Riflettete su questo dato: io, a memoria, mi ricordo solo la conclusione di Tonali nel derby respinta da Handanovic in angolo. Punto. Un po’ poco, perché devi puntare anche sull’eventuale errore del portiere avversario, sulla parabola magnifica che ti capita una volta nella vita, su tutte le variabili che esistono (metteteci anche il piccione che devia la palla con la sua pupù se può piacere). I giocatori del Milan no, non lo fanno. Perché?
La crisi di Diaz
E poi c’è lui, Brahim Diaz da Malaga. Figliolo di 22 anni di belle speranze, un prestito rinnovato l’estate scorsa con il Real Madrid perché tutti credevano in lui. Subito tre gol in sei gare, l’ultimo dei quali il 25 settembre contro lo Spezia. L’ultimo, in tutto e per tutto. Perché da lì la porta Diaz non l’ha più vista: 21 partite di Serie A, due di Coppa Italia e cinque di Champions League senza mai segnare. 28 gare, 156 giorni… da come la si vuole vedere, un’eternità. L’unico che cerca qualcosa di diverso è Rafael Leao, ma può il Milan affidarsi sempre alle giocate del portoghese? La risposta è chiaramente no.

