Ronaldinho: “Carcere non facile. Mi ha salvato il calcio”

È stato in carcere sessanta giorni Ronaldinho e ora è ai domiciliari in un albergo di Asuncion, in Paraguay. È stato condannato per essersi introdotto nel paese con un passaporto falso e ora sta scontando la pena, rallentata anche dal lockdown sudamericano. Al Mundo Deportivo, l’ex fantasista ha raccontato la sua esperienza: “Non è sempre stato facile – ammette Dinho – ho provato a rimanere allegro giocando a calcio”.

Dinho è entrato in carcere a marzo e ne è uscito solo da poche settimane. In questo periodo il suo sorriso, che lo ha mostrato al mondo sempre come una persona allegra, si è affievolito: “Sono triste quando non posso rendere felice la gente. Qui in hotel mi trattano molto bene, sono tranquillo e cerco di essere sereno”. Ma i pensieri del carcere, in cui ha anche partecipato ad un torneo di calcio, e l’ex rossonero li paragona al periodo di lockdown: “Sono stati sessanta giorni particolari. Ora la gente si immagina cosa significa non poter fare quello che si vuole”.

Ma per Ronaldinho il pallone è sempre l’amico più fedele: “Qui in albergo possiamo fare sport tutti i giorni, abbiamo una palestra dove possiamo lavorare e una sale per giocare a calcio”. Per chiudere, un pensiero sul Coronavirus che sta piegando il Brasile e il resto del Sudamerica: “Spero tutto possa tornare alla normalità”.

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