Sette anni e mezzo è ancora Atletico Madrid. E questo Milan gli assomiglia proprio

Era il 19 febbraio 2014. La musica della Champions League risuonava a San Siro per l’andata degli ottavi di finale tra Milan e Atletico Madrid. Era un periodo complicato per i rossoneri, di fatto ancora agli albori di una lunga crisi di risultati che li tennero lontani dal maggior palcoscenico europeo per diversi anni. Finì 1-0 per gli spagnoli grazie ad una rete nel finale di Diego Costa. Al ritorno il risultato fu ancora più pesante con un 4-1 che decretò l’uscita del Milan dalla Champions.

Ironia della sorte martedì sera il Milan tornerà a giocare una gara della massima competizione continentale a San Siro proprio contro l’Atletico, allenato ancora da Diego Simeone, uno che quando vede rossonero non può che pensare agli scontri nei derby quando giocava con la maglia dell’Inter insieme a Ronaldo “il Fenomeno”. Forse quella temporale (e provocata dal sorteggio) è l’unica analogia tra il Milan dell’inverno 2014 e quello di questo inizio di stagione, frutto ormai di due anni di lavoro da parte di Stefano Pioli. Allora in panchina c’era Clarence Seedorf, subentrato a Massimiliano Allegri, che finì per bruciarsi presto prendendo in mano una squadra profondamente squilibrata e con poca tecnica. Oggi, paradossalmente, il Milan assomiglia più al primo Atletico Madrid, quello che proprio nel 2014 finì a sorpresa in finale di Champions rischiando anche di vincerla contro il Real di Carlo Ancelotti.

Pioli e la società hanno costruito un gruppo mattoncino per mattoncino, con un mercato attento ai conti e alle carte d’identità. Pescando individualità sorprendenti a livello europeo e approfittando di ghiotte opportunità giocate su prestiti e obblighi di riscatto. Martedì sarà già una “prova del 9” dopo la sconfitta di Liverpool. Una ennesima prova di maturità. Ma vincere servirebbe non solo al morale. Significherebbe giocarsi seriamente già un pezzo di qualificazione agli ottavi.

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