Intervenuto sul canale Twitch del Milan, Ignazio Abate ha commentato la stagione rossonera che si è conclusa con il secondo posto e la qualificazione in Champions League. Queste le parole dell’ex terzino:
“Il Milan – ha detto – è un gruppo giovane, ci sono ampi margini di crescita e miglioramento. Ci auguriamo che i prossimi anni siano pieni di soddisfazioni. Ibra? Non è più il giocatore di 10 anni fa, però quello che ha dato al Milan a livello mentale, carismatico e di convinzione, non ha precedenti. Lui ha una grande dote che è l’umiltà. È tornato in punta di piedi, ma poi in campo si trasforma e non vuole mai perdere. In allenamento è sempre davanti al gruppo perché vuole dimostrare agli altri come si fa a raggiungere degli obiettivi. Se uno ha vinto tanti trofei come lui, non ci sono segreti, bisogna andare a tremila allora tutti i giorni. Avere o non avere Ibrahimovic fa la differenza perché sposta gli equilibri. Quando quest’anno il Milan ha giocato senza di lui per poche partite è riuscito a sopperire alla mancanza, ma nel girone di ritorno quando è mancato di più l’assenza si è sentita“.
“A 20-22 anni ero molto più istintivo. Poi con il passare del tempo capisci molte cose e incidi nella partita anche con gli atteggiamenti. Questo fa parte dell’esperienza. Io prima delle partite avevo il mal di pancia, e quando lo avevo significava che ero pronto per giocare la partita, ero teso al punto giusto. Il Milan ha fatto un anno e mezzo incredibile, come qualità del gioco e come unità di intenti, nonostante abbiano poca esperienza. Mi hanno emozionato tantissimo l’altra sera contro l’Atalanta. La squadra mentalmente era pronta e si vedeva già dai primi minuti. Pioli l’ha preparata bene facendo abbassare i due centrocampisti per dare protezione alla difesa. Il Milan ha meritato la qualificazione in Champions League perché per tutto l’anno è stato tra le prime 4“.
“Calabria? Ha cambiato marcia a livello mentale. Già era un giocatore pronto e finito sin da subito, e dopo un periodo non brillantissimo, ha fatto il salto di qualità. Il tutto è partito con il ritorno di Ibrahimovic al Milan. La cosa particolare è che hanno fatto un grande girone di ritorno l’anno scorso e un grande girone d’andata quest’anno. Senza le vacanze di mezzo sarebbe stato scudetto. Theo Hernandez mi ha impressionato molto. Se dovesse migliorare ancora sia in fase difensiva che offensiva, può realmente diventare il terzino più forte del mondo. L’ho visto anche giocare dal vivo ed è impressionante. Kessie? Giocherebbe titolare in tutti i top club d’Europa, è una forza della natura. Fare 50 partite all’anno più la nazionale non è facile. Ma ripeto, la svolta è stata il ritorno di Ibrahimovic. Sono migliorati tutti, Kessie, Rebic, Calhanoglu, Saelemaekers“.
“Io non saprei spiegare benissimo cos’è il Milan. Io ci sono nato e cresciuto, per me è una famiglia a cui ho dato anima e corpo. Sono legato ai giocatori della vecchia guardia, ed è sempre più importante lo stemma che si porta davanti che il nome sulle spalle. Questo per me è il Milan. Maldini? Tutti sappiamo Paolo che uomo è, e come ha detto lui, la svolta del ritorno in Champions League è stata la riconferma sua e di mister Stefano Pioli perché hanno dato continuità al progetto. Finalmente il Milan è tornato nel calcio che conta, ma come ha detto Paolo questo deve essere l’inizio di grandi successi“.


