Prosegue la telenovela targata Ralf Rangnick, tra conferme dei giornali e smentite del tecnico tedesco, ora più che mai protagonista delle voci sulla panchina rossonera. Un tira e molla che prosegue da alcuni mesi, da quando Boban polemizzò su un accordo già intrapreso tra la società e l’uomo della Red Bull. Poi l’addio del dirigente croato, le voci inerenti il budget a disposizione, gli innesti di mercato che Rangnick avrebbe portato con sé, fino ad arrivare alle dichiarazioni di qualche giorno fa. “C’è stato un interesse ma con il virus ci sono state altre cose da considerare, tra cui se io fossi l’uomo giusto per il Milan e viceversa”, ha detto il tedesco. Dichiarazioni che presumono un allontanamento tra le parti ma, se c’è una cosa che stiamo imparando in quarantena, è che nulla è certo, specie nel calcio. Oggi giorno assistiamo a nuove teorie, nuove ipotesi, e non è detto che non sia lo stesso anche per l’asse Milan-Rangnick.
CON MALDINI – Intervistato dal Mitteldeutsche Zeitung, Rangnick, tra le varie cose, ha affermato di voler avere una certa influenza sulle decisioni della società, come al Lipsia. Volontà che andrebbe per forza di cose in contrasto con la posizione di Paolo Maldini, già indispettito dalle recenti vicende societarie che hanno portato al licenziamento di Boban. Qualora l’ex capitano dei rossoneri vedesse depotenziato il suo ruolo, ecco che l’addio diventerebbe la pista più probabile. Al tedesco piace avere una certa autonomia sulla scelta dei giocatori da portare con sé, come si parlava di Werner ed Upamecano, e Maldini rappresenterebbe un ostacolo. Gazidis dovrà perciò valutare come gestire la situazione, se allontanare una bandiera o rinunciare al suo pupillo. Se fosse il primo caso, per il Milan si rivelerebbe un brutto colpo. Chi trasmetterà i valori rossoneri ai nuovi? Chi meglio di Maldini potrebbe rappresentare via Aldo Rossi?
E IBRA… – Un altro nodo da sciogliere riguarda Zlatan Ibrahimovic. Con Rangnick al timone, lo svedese non rientrerebbe nei piani per questioni atletiche ma anche caratteriali. Uno come Ibra desidererebbe un’allenatore sempre a sua disposizione, un tecnico “alla Pioli”, mentre l’ex Lipsia non intende costruire una squadra attorno ad un solo giocatore, per di più quasi 39enne. Ralf predilige un calcio rapido ed offensivo, con recuperi palla veloci e pressing efficiente, tutte idee di gioco che non rientrano nelle capacità motorie di Zlatan. Per queste ragioni lo svedese potrebbe dire addio al termine della stagione, dopo pochi mesi dal grande ritorno. Ma questo Milan può farne a meno? Questa stagione ha messo in evidenza come servano calciatori d’esperienza oltre ai giovani, uomini in grado di trasmettere i valori del Milan e ciò che serve per giocare in questa squadra. Il cosiddetto “Milanismo” sta svanendo pian piano. E con Gazidis e Rangnick potrebbero dire addio anche gli ultimi due pezzi di quel che resta del vecchio Milan.

