Quasi tre stagioni e uno scudetto, al primo anno, per Alberto Zaccheroni che oggi si è raccontato a Sky Sport. Nonostante abbia indicato l’Udinese come esperienza più bella della sua vita, per la difficoltà della sfida, ha parlato del Milan: “Dopo il campionato del primo anno, sono entrato in un calcio dove acquisiva sempre più rilevanza l’agente“, spiega chiamato a risollevare alcune situazioni complicate.
Zac confida di non averne mai avuto uno: “Venivo contattato direttamente dai vari Galliani, Bettega, Pozzo. Non ho mai allenato dove volevo, ma dove mi chiamavano“. Infatti il tecnico romagnolo arrivò al Milan per risollevarlo dopo il decimo posto della stagione 1997/98, quella del ritorno in panchina di Capello, e dell’undicesimo di quella precedente con Sacchi richiamato – senza esito – a salvare la stagione. “Mettetevi nei panni di un calciatore che dopo due risultati del genere con due mostri sacri della panchina si vede arrivare un allenatore che non ha mai giocato a calcio e viene dalle categorie inferiore”, premette Zaccheroni.
Poi il racconto della cavalcata scudetto 1998/99: “Le possibilità sembravano poche, ma la squadra aveva tanta qualità. Mancava la quantità. Zvonimir Boban e George Weah erano in fase calante, in procinto di appendere gli scarpini al chiodo“. Per sostenere giocatori del genere Zaccheroni si affidò ai senatori, Alessandro Costacurta, Paolo Maldini e Demetrio Albertini: “Li convinsi a passare al 3-4-3. Loro tre erano sempre davanti al gruppo e trascinarono gli altri. Facemmo un lavoro straordinario”.
Zaccheroni rimase sulla panchina del Milan fino al marzo del 2001. Gli fu fatale il pareggio casalingo contro il Deportivo La Coruña, che sancì l’eliminazione dalla Champions League. Il presidente Silvio Berlusconi espresse pubblicamente il suo dissenso e scelse per sostituirlo. Al suo posto venne promosso dalla Primavera Mauro Tassotti che concluse la stagione al sesto posto, accedendo alla Coppa Uefa.

