Crescono le motivazioni, cresce Dalot: il Milan lo osserva e riflette sul futuro

Il Milan delle ultime partite ha trovato l’energia delle alternative che lo ha spinto. Chiunque è stato chiamato in causa si è sempre fatto trovare pronto e questo è sicuramente un merito dell’allenatore. Stefano Pioli è riuscito evidentemente a tenere coinvolti anche i giocatori che giocavano meno nel progetto. Un esempio è Diogo Dalot, che ha pur sempre raccolto 21 presenze in stagione in tutte le competizioni, di cui 16 da titolare.

Solo nelle ultime gare, però, sta dimostrando di poter essere una valida alternativa, in questo caso a Theo Hernandez. Prima della sfida al Verona, infatti, il portoghese era sempre parso, tolta la sfida contro lo Sparta Praga a San Siro, troppo timido e mai propositivo.

Milan: Diogo Dalot, Paolo Maldini, Ivan Gazidis e Frederic Massara - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Diogo Dalot, Paolo Maldini, Ivan Gazidis e Frederic Massara – MilanPress, robe dell’altro diavolo

Cosa è cambiato?

Il primo fattore da prendere in considerazione può essere la condizione. E per condizione intendiamo anche l’ambientamento ai nuovi metodi di lavoro ed al calcio italiano. Nel post-lockdown era stato impiegato da Solskjaer allo United solamente in una gara di FA Cup a luglio. Viene da pensare che, oltre al ritmo partita, serviva un’iniezione di fiducia al ragazzo, che è passato dall’essere uno dei terzini più forti in prospettiva ad una riserva mai utilizzata.

In secondo luogo un aspetto legato sempre alla fiducia: la timidezza. Nelle prime uscite in rossonero, tolta quella in Europa League citata in precedenza, non si è fatto notare quasi mai in fase offensiva, sempre troppo attento a quella difensiva. Il suo pregio è sempre stato la spinta in attacco, può essere che i dettami di Pioli lo abbiano un minimo frenato. Contro Verona e United si è visto un terzino sbarazzino, che non aveva alcun timore a prendere l’iniziativa su una fascia, va detto, non sua, come sottolineato da Paul Scholes a fine gara giovedì.

Infine, si può parlare di motivazioni via via crescenti. Contro gli scaligeri la voglia di combattere per il gruppo, decimato dai tanti infortuni. All’Old Trafford, invece, il desiderio di rivalsa verso il club che troppo presto ha smesso di puntarci con forza. In Inghilterra Dalot ha giocato una gara accorta, se non per l’errore sul taglio di Diallo, ma al contempo arrembante sulla fascia mancina. È arrivato molte volte sul fondo ed altrettante volte ha preso l’iniziativa in progressione, quasi a dimostrare di essere ancora quel giocatore ammirato al Porto.

La chance contro il Napoli ed il futuro di Dalot

Questa sera, a meno che ci siano sorprese dell’ultim’ora come per Kjaer, dovrebbe essere confermato tra i titolari. Torna però Theo Hernandez e, complice la contemporanea assenza di Calabria, verrà spostato nuovamente sulla sua fascia di competenza naturale, quella destra. Da quel lato, però, il cliente è parecchio scomodo ed è uno dei più in forma del campionato: si chiama Lorenzo Insigne. Una prova di maturità per il portoghese? Può essere interpretata come tale visti i numeri del capitano del Napoli nel 2021.

Attenzione però a non farsi schiacciare troppo, soprattutto perché l’occasione di colpire su quel lato è ghiotta. Dovrebbe giocare Hysaj, non proprio irresistibile sia perché adattato che per le doti tecniche. Lui e Castillejo dovranno essere bravi a tenere sotto scacco l’out destro e costringere al ripiegamento basso Insigne, che chiaramente concederà qualche spazio in più. Una chance importante, soprattutto in vista del ritorno di giovedì sempre contro i Red Devils. Non è detto infatti che Calabria recuperi e si potrebbe aprire un ballottaggio con Kalulu per un posto dal 1′. La stagione si avvia piano piano verso la fine, se vorrà far riflettere seriamente la società rossonera su un ipotetica trattativa con gli inglesi, questo è il momento giusto per dimostrare di che pasta è fatto.

Milan: Diogo Dalot - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Diogo Dalot – MilanPress, robe dell’altro diavolo
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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