I tre moschettieri che non ti aspetti. La chiave tattica offensiva di Verona

Nella vittoria del Bentegodi ci sono tante sfumatura che si potrebbero cogliere. C’è la volontà di dimostrare da parte della squadra nonostante il momento particolare, c’è l’abnegazione, c’è la fiducia nei propri mezzi, c’è un’identità di gioco e molto altro ancora. In poche parole c’è il lavoro di Pioli e dello staff tecnico e tutta la società che, al di là delle critiche delle ultime settimane per il fatto che l’asticella si alza sempre più, sta lavorando in modo coerente ed efficiente per il futuro prossimo del club.

Le assenze di ieri sembravano non lasciare scampo ai rossoneri, Il Verona è un po’ la versione Beta dell’Atalanta e quando è in giornata diventa davvero un avversario complicato da affrontare. Il Diavolo dal canto suo ha fatto di necessità virtù, e sopratutto coi tre uomini dietro alla punta ha sparigliato le carte, togliendo ogni riferimento ai difensori gialloblu. abituati a marcare a uomo. Castillejo, Krunic e Saelemaekers si sono intercambiati con costanza per buona parte della partita e questa modalità ibrida di star in campo non ha consentito a Juric di far fare la solita partita ai suoi.

Ognuno dei tre ha saputo esser un valore aggiunto. Casti, il meno in palla, ha comunque messo tanta sostanza, corsa e raddoppi. Offensivamente ha dato poco ma è stato in ogni caso un prezioso motorino. Krunic, oltre al gol. ha dato quel dinamismo e quella freschezza atletica che in questo periodo sta mancando. Il bosniaco ha preso decisioni rapide, trovando spesso la giocata semplice ma efficace. Sotto traccia ha fatto qualcosa in più con ricami Saelemaekers, specialmente all’inizio della seconda frazione, quando ha accentrato la sua posizione, creando i presupposti che hanno portato al gol di Dalot.

E’ stato il lavoro del tridente dietro a Leao a cambiare la partita. Ha lavorato prima in ampiezza nel primo tempo e nel corridoio centrale nei primi dieci minuti del secondo, spaccando la partita. Il grande merito della sfida di ieri è stato sembrare una squadra d’esperienza cinica e spietata, mentre l’ossatura è di ragazzi del ‘99. Ad maiora, quantomeno nel medio periodo.

Milan: Rade Krunic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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