Arrigo Sacchi, durante l’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, è tornato a parlare del cinque a zero rifilato dal suo Milan al Real Madrid in occasione della gara valida per la semifinale di ritorno dell’edizione 1988/1989 della Coppa dei Campioni: “Due settimane prima, al Bernabeu, ci avevano derubato. Venne annullato un gol validissimo a Gullit per un fuorigioco assurdo. Ricordo che non protestammo, finì uno a uno e da lì partimmo per costruire l’impresa. I ragazzi erano al massimo sia sotto l’aspetto fisico sia sotto quello mentale. Avevano una rabbia dentro che poi si è scatenata sul campo”.
Sull’infortunio di Evani: “Alla vigilia io provavo tutte le situazioni che avremmo potuto trovare in campo. Chiedevo il massimo impegno, ritmi alti e contrasti duri. In un tackle, il giovane Albertini mise fuori gioco Evani. Optai per la cosa meno logica, ovvero per Ancelotti a sinistra con il numero 11. Carletto, oltre a essere intelligente, era generoso e questo mi faceva stare tranquillo”.
Sul gol di Ancelotti: “Tirò una cannonata. Era l’ultimo uomo di sinistra a centrocampo, ma venne a recuperare il pallone sul centrodestra, in zona offensiva, e da lì cominciò tutto. Il gruppo lavorava secondo uno spartito, tutti si aiutavano, c’era sinergia. La squadra migliora il singolo e il gol di Ancelotti ne è la dimostrazione”.
Sul segreto del successo: “Il segreto del successo fu senza dubbio il pressing. La squadra era corta e aggressiva. Se uno porta il pressing a destra, tutti quelli del reparto ruotano e danno copertura. All’inizio, quando sono arrivato al Milan, è stata dura convincere i giocatori, ma poi ci sono riuscito grazie all’aiuto della società e adesso, trentun anni dopo, siamo ancora qui a parlarne. Significa che abbiamo fatto qualcosa di grande”.

