Solo pochi giorni fa Mike Maignan è stato celebrato per la gran parata salva-risultato con l’Atalanta, dopo un inizio stagione equilibrato, fatto di sostanza, prestazioni che hanno dato sicurezze al reparto. Poi all’improvviso, sotto la tipica pioggia inglese, in un ambiente caldo ancorché raccolto, un gesto insospettabile quanto irresponsabile. Rosso diretto. Calcio di rigore. Partita sostanzialmente morta e sepolta nell’esatto istante in cui il VAR conferma la decisione di campo.
Nel post-gara tuttavia ancora una volta ci si è dovuti accontentare di veder uscire Mike rabbuiato sotto il cappuccio e nulla più. Non una parola ai microfoni. Nessun gesto in campo o davanti ai media per scusarsi mettendoci la faccia come si usa dire e talvolta si abusa dire in questi anni. Purtroppo l’aspetto “grave” è che il suo è stato un atteggiamento prevedibile. D’altra parte in questi anni le parole condivise davanti alle telecamere sono state poche, le parole in italiano pochissime.
A testa bassa, senza parlare
Maignan sta vivendo la sua sesta stagione al Milan, la seconda coi gradi di capitano assegnati in estate. È un giocatore che ha un modo tutto suo di comunicare. Sicuramente uno dei pochi top player di questa squadra. Ha una leadership peculiare, non le modalità di espressione comuni del capo popolo.
Dopo le polemiche agostane, dopo l’assenza rumorosa ai funerali di Baresi, dopo il rientro con giorni extra dalle ferie post mondiale, e più in generale dopo esser stato discusso e criticato dal mondo Milan, da diversi ex calciatori storici del club, anche in questa occasione ha perso la chance di prendersi le sue responsabilità con maggiore coraggio.
Maignan, i social e la fascia
L’ha fatto attraverso un post sui social nel pomeriggio di oggi. Scusandosi sì ma anche contrattaccando chi l’ha punzecchiato per il mutismo selettivo. Certo il carattere di un individuo di per sé non può esser giudicato troppo severamente. Però, a livello comportamentale e d’immagine, pensiamo sia naturale porre qualche riflessione sul ruolo del capitano. La fascia ha una sua sacralità. In una società come il Milan probabilmente ancora di più. Non per questa stagione, ma forse per la prossima servirà far qualche valutazione su quel che è certamente più che un semplice simbolo distintivo.


