Milan, le rotazioni sono comprensibili: le figuracce un pò meno. Bisogna trovare un equilibrio…

Il Milan torna da Bournemouth con tre gol sul groppone, zero certezze e una domanda che inevitabilmente si fa spazio nella testa dei tifosi: questa Europa League interessa davvero ai rossoneri? La sconfitta per 3-0 nella terza giornata della League Phase non è soltanto un risultato negativo da archiviare in fretta, ma una prestazione che lascia parecchi dubbi sulle scelte di Ruben Amorim e sulla gestione di una competizione che il Diavolo non può permettersi di snobbare.

L’allenatore portoghese ha scelto di affidarsi in larga parte alle seconde linee, dando spazio a giocatori come Jashari, Hutchinson, Estupinan, Loftus-Cheek e Tomori. Una decisione che, in un calendario così fitto, può anche avere una sua logica. Il problema è stato ciò che si è visto in campo: il Bournemouth ha imposto fisicità, ritmo e intensità sin dai primi minuti, mentre il Milan è sembrato incapace di trovare contromisure.

Tatticamente, la squadra non è mai riuscita a leggere la partita e a prendere le misure agli avversari. L’espulsione di Maignan, arrivata a metà del primo tempo, ha inevitabilmente complicato tutto, ma anche prima dell’inferiorità numerica i rossoneri avevano mostrato ben poco.

Il calendario è un problema, ma l’Europa League non si può snobbare

Sarebbe però troppo semplice ridurre tutto a una questione di formazione. Il calcio è cambiato, si gioca tantissimo e gli impegni tra club e nazionali si accumulano senza lasciare molto spazio per recuperare. Pretendere che gli stessi undici scendano in campo ogni tre giorni non è realistico: quando poi arrivano gli infortuni, spesso la critica si sposta proprio sulla scarsa qualità delle alternative.

Il punto, semmai, è capire con quali strumenti si affronta questa esigenza. Il Milan ha scelto di costruire una rosa non particolarmente lunga, pur dovendo giocare anche l’Europa League. E allora il problema diventa inevitabile: come si può pensare di competere su più fronti senza avere alternative all’altezza? Le rotazioni sono necessarie, ma devono essere accompagnate da un’organizzazione di gioco e da un livello di intensità che permettano alla squadra di restare competitiva anche con interpreti diversi.

L’Europa League non è una competizione da liquidare con leggerezza. Si potrebbe discutere diversamente della Conference League, ma il torneo che il Milan sta disputando ha un peso e un valore che non consentono di considerarlo un impegno secondario. Anche perché la classifica, dopo tre giornate, racconta già una situazione da non sottovalutare: appena tre punti raccolti, con la qualificazione ancora tutta da costruire.

Bournemouth-Milan: Diego Moreira, Marcus Tavernier, Adrien Truffert (Photo Credit: Andrew Matthews / PA Wire / PA Images / IPA via IPA Agency)
Bournemouth-Milan: Diego Moreira, Marcus Tavernier, Adrien Truffert (Photo Credit: Andrew Matthews / PA Wire / PA Images / IPA via IPA Agency)

Obiettivo prime otto o qualificazione tra le prime 24? Il Milan deve scegliere come gestirsi

Arrivare tra le prime otto della League Phase, con un calendario impegnativo e un girone che non concede margini, non è affatto scontato. È legittimo ragionare sui punti necessari, valutare le partite da aggredire e capire dove sia possibile gestire le energie. L’obiettivo minimo, in questa prospettiva, è restare tra le prime 24 per conquistare almeno l’accesso agli spareggi. Ma pianificare non significa rinunciare a competere, né tantomeno presentarsi in campo senza un piano efficace.

La sconfitta di Bournemouth fa male proprio per questo. Non tanto perché il Milan abbia perso una partita europea, cosa che può succedere, ma per il modo in cui è arrivata. La squadra è sembrata in balia dell’avversario, senza riuscire a reagire e senza dare l’impressione di avere gli strumenti per cambiare l’inerzia della gara. Una serata del genere può lasciare strascichi sul morale e sulla fiducia.

Il Milan deve trovare un equilibrio tra la necessità di preservare i titolari e quella di onorare una competizione europea. Perché se è vero che il calendario impone compromessi, è altrettanto vero che una squadra come il Milan non può permettersi di affrontare l’Europa League come un fastidio da sbrigare. La domanda, allora, non è se si debba ruotare: è come farlo senza perdere identità, competitività e dignità. E a Bournemouth, purtroppo, è mancato tutto questo.

Bournemouth-Milan: l'espulsione di Mike Maignan (Photo Credit: Andrew Matthews / PA Wire/PA Images/ipa-agency)
Bournemouth-Milan: l’espulsione di Mike Maignan (Photo Credit: Andrew Matthews / PA Wire/PA Images/ipa-agency)

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