Come racconta il sito della Gazzetta dello Sport, nell’autobiografia scritta da Jean-Pierre Papin chiamata: “Itinerario di un bambino non così viziato“, ci sono parecchi aneddoti interessanti sulla sua avventura al Milan, durata solo due anni ma piena di dolci ricordi per l’attaccante.
IL SOGNO ROSSONERO
“Un giorno mi chiamò Berlusconi che mi voleva al Milan, ma furono i dirigenti del Napoli a venire a casa, in modo molto cerimonioso. Poi fui invitato a Villa d’Este sul lago di Como da Berlusconi che mi mandò a prendere in elicottero, per portarci ad Arcore, in una villa di un lusso che non ho mai visto altrove, con un Rembrandt e un Caravaggio appesi al muro, ma anche le repliche di tutti i trofei del Milan. Berlusconi si mise al piano per cantare in francese un pezzo di Gilbert Becaud. Poi in elicottero andammo a San Siro per vedere Milan-Lazio e annunciò il mio acquisto per la stagione seguente. Mi regalò un orologio e un’orchidea d’argento per mia moglie, ma anche delle cravatte del Milan: firmai il contratto e rientrammo a Marsiglia“.
“Turnover? Mi spiace che non mi sia stato spiegato all’epoca, altrimenti sarei rimasto a vita al Milan, ma con Capello ci chiarimmo anni dopo“.
“Addio del 1994 dopo la vittoria della Champions contro il Barcellona? Incontrai poi Giovanni Trapattoni che allenava il Bayern Monaco e mi convinse di trasferirmi in Germania. E siccome non giocavo abbastanza, decisi di andare via. Ma ho avuto torto: il Milan è il club di una vita e con a Milano ho scoperto la cultura italiana“.


